Primo banco
La religione è uscita completamente dalla vita dei ragazzi
di Marco Lodoli
Che le chiese e gli oratori attraggano sempre meno i ragazzi italiani è un dato di fatto: la religione è uscita completamente dalle loro vite, ormai affascinate da altri immaginari, da altre presenze miracolose e salvatrici. Quello che sorprende di più un insegnante di lettere come me, è la scomparsa definitiva nel linguaggio comune di ogni riferimento al Vecchio e al Nuovo Testamento.
Per secoli e secoli tutti hanno saputo chi fosse “il figliol prodigo”, che razza di guai avesse combinato, perché fosse tornato a casa e quale vitello gli imbandì il padre. Tutti avevano letto e assimilato la parabola dei talenti o della pecorella smarrita, e anche chi poi era diventato atei e mangiapreti continuava a usare certi modi di dire, popolarmente condivisi.
Se San Marino incontrava la Germania in una partita di calcio, il titolo “Davide sfida Golia” era chiaro a ogni ragazzo. Se una paga era frutto di un tradimento o di comportamento miserevole, tutti capivano che si trattava di ignobili “trenta denari”. La pazienza di Giobbe, i castighi d’Egitto, il diluvio universale, Sodoma e Gomorra, la valle di Giosafat, settanta volte sette, un Golgota, una Maddalena, un buon Samaritano, un Fariseo, un sepolcro imbiancato, una vergine stolta: infinite erano le frasi idiomatiche e tanti i personaggi emblematici che uscendo dalla Bibbia e dal Vangelo entravano nel nostro linguaggio.
I giovani capivano i vecchi, magari usavano tante parole nuove, ma non smarrivano quelle precedenti, in cui comunque si racchiudeva una saggezza, un mondo e un cielo. Oggi nessuno dei miei alunni sa che cosa voglia dire “muoia Sansone con tutti i Filistei” o chi diavolo sia questo cammello che deve passare per la cruna di un ago, da dove vengono frasi così e in quali occasioni si potrebbero ancora usare.
E’ una tradizione morta e sepolta, una collezione di immagini sotterrate per sempre. L’italiano si è sbarazzato in vent’anni di due millenni di storie e parole. Ora possiamo dire che al fast-food c’era un truzzo cool con una posona che je s’accollava. Possiamo dire tante cose, ma meno di una volta, perché il vocabolario è stato svuotato, perché quelle cose lì, professò, le capisci solo tu e gli amici tuoi, perché a me dei preti nun me ne frega un cavolo e vojo parlà come me pare.
19 ottobre 2009
http://notizie.tiscali.it/articoli/lodoli/09/10/ragazzi-religione-12345.html
ARTICOLI E NOTIZIE RIGUARDO L'APOSTASIA CHE STA ENTRANDO IN TUTTE LE CHIESE CRISTIANE
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sabato 24 ottobre 2009
mercoledì 27 maggio 2009
A Berlino il 26 aprile si deciderà con un referendum il futuro dell'ora di religione a scuola.
Evangelici.net editoriali
In attesa di un mondo perfetto
Inserito il 12/3/2009
A Berlino il 26 aprile si deciderà con un referendum il futuro dell'ora di religione a scuola.
Abolita nel 2006 per fare spazio a una più neutra ora di etica («una sorta di educazione civica - scrive Il Giornale - nella quale trovano spazio anche le storie delle religioni, raccontate però in maniera neutrale e asettica»), l'ora di religione è reclamata a gran voce da un composito gruppo di cristiani - evangelici e cattolici - che chiedono di dare spazio, nell'agenda scolastica, a lezioni che permettano di conoscere la propria confessione.
I sostenitori dell'ora di religione, raggruppati nel comitato Pro-Reli, rilevano che «le lezioni di etica non sembrano aver sviluppato quella tolleranza che i suoi sostenitori si proponevano e la conoscenza delle religioni è rimasta nell'angolo». Non propongono di abolire l'insegnamento, ma solo di «aggiungere la scelta di frequentare vere e proprie lezioni di religione».
Le autorità locali non vedono di buon occhio l'iniziativa referendaria, che grazie alla mobilitazione delle confessioni cristiane ha raccolto 250 mila firme (quando ne sarebbero bastate 170 mila).
«Ci muoviamo evitando ogni tipo di strumentalizzazione politica - spiega Christoph Lehmann, avvocato ideatore del gruppo Pro-Reli - e la nostra proposta non si ferma solo alle confessioni cristiane: vogliamo che ogni studente possa scegliere fra la lezione di etica e una regolare lezione di religione, sia essa cattolica, evangelica, ebraica o musulmana».
Il motivo? «La tolleranza è possibile solo quando si conosce a fondo la propria religione, evitando i fondamentalismi dei cattivi maestri».
Probabilmente da un punto di vista laico non è del tutto corretto che la scuola pubblica offra una tribuna alle religioni. Sul piano pratico, però, va rilevato ancora una volta che il pensiero debole non riesce a garantire la convivenza civile: fare un passo indietro non aiuta, perché ci sarà sempre qualcuno pronto ad approfittare di quel vuoto.
Probabilmente da un punto di vita multiculturale si considera essenziale imparare a conoscere l'altro per capirlo e accettarlo. Ma non è facile comprendere le ragioni dell'altro se non si conoscono le proprie.
Probabilmente da un punto di vista spirituale non è la scuola a dover dare lezioni di moderazione contro l'integralismo, eppure la scuola è uno dei pochi spazi pubblici che possano suggerire una prospettiva diversa, su cui quantomeno riflettere.
Insomma, probabilmente nessuna di queste soluzioni è quella ideale. Sarebbe bello vedere un mondo sereno, dove ognuno vive ed esprime la propria fede senza offendere gli altri e senza vedersi limitare, dove la violenza viene fermata sul nascere dalle autorità e dalla riprovazione popolare, dove la convivenza quotidiana è garantita dalla serenità di una fede solida e appagante.
Sarebbe bello, certo. Fino a quando però dovremo confrontarci con la nostra realtà quotidiana, sarà il caso di non fermarsi ai sogni, ma studiare giorno dopo giorno soluzioni concrete. Sicuramente imperfette, ma quantomeno praticabili.
biblicamente - uno sguardo cristiano sull’attualità
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Pubblicato da evangelici.net
http://www.evangelici.net/editoriali/1236864999.html
In attesa di un mondo perfetto
Inserito il 12/3/2009
A Berlino il 26 aprile si deciderà con un referendum il futuro dell'ora di religione a scuola.
Abolita nel 2006 per fare spazio a una più neutra ora di etica («una sorta di educazione civica - scrive Il Giornale - nella quale trovano spazio anche le storie delle religioni, raccontate però in maniera neutrale e asettica»), l'ora di religione è reclamata a gran voce da un composito gruppo di cristiani - evangelici e cattolici - che chiedono di dare spazio, nell'agenda scolastica, a lezioni che permettano di conoscere la propria confessione.
I sostenitori dell'ora di religione, raggruppati nel comitato Pro-Reli, rilevano che «le lezioni di etica non sembrano aver sviluppato quella tolleranza che i suoi sostenitori si proponevano e la conoscenza delle religioni è rimasta nell'angolo». Non propongono di abolire l'insegnamento, ma solo di «aggiungere la scelta di frequentare vere e proprie lezioni di religione».
Le autorità locali non vedono di buon occhio l'iniziativa referendaria, che grazie alla mobilitazione delle confessioni cristiane ha raccolto 250 mila firme (quando ne sarebbero bastate 170 mila).
«Ci muoviamo evitando ogni tipo di strumentalizzazione politica - spiega Christoph Lehmann, avvocato ideatore del gruppo Pro-Reli - e la nostra proposta non si ferma solo alle confessioni cristiane: vogliamo che ogni studente possa scegliere fra la lezione di etica e una regolare lezione di religione, sia essa cattolica, evangelica, ebraica o musulmana».
Il motivo? «La tolleranza è possibile solo quando si conosce a fondo la propria religione, evitando i fondamentalismi dei cattivi maestri».
Probabilmente da un punto di vista laico non è del tutto corretto che la scuola pubblica offra una tribuna alle religioni. Sul piano pratico, però, va rilevato ancora una volta che il pensiero debole non riesce a garantire la convivenza civile: fare un passo indietro non aiuta, perché ci sarà sempre qualcuno pronto ad approfittare di quel vuoto.
Probabilmente da un punto di vita multiculturale si considera essenziale imparare a conoscere l'altro per capirlo e accettarlo. Ma non è facile comprendere le ragioni dell'altro se non si conoscono le proprie.
Probabilmente da un punto di vista spirituale non è la scuola a dover dare lezioni di moderazione contro l'integralismo, eppure la scuola è uno dei pochi spazi pubblici che possano suggerire una prospettiva diversa, su cui quantomeno riflettere.
Insomma, probabilmente nessuna di queste soluzioni è quella ideale. Sarebbe bello vedere un mondo sereno, dove ognuno vive ed esprime la propria fede senza offendere gli altri e senza vedersi limitare, dove la violenza viene fermata sul nascere dalle autorità e dalla riprovazione popolare, dove la convivenza quotidiana è garantita dalla serenità di una fede solida e appagante.
Sarebbe bello, certo. Fino a quando però dovremo confrontarci con la nostra realtà quotidiana, sarà il caso di non fermarsi ai sogni, ma studiare giorno dopo giorno soluzioni concrete. Sicuramente imperfette, ma quantomeno praticabili.
biblicamente - uno sguardo cristiano sull’attualità
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