LA STAMPA.IT
23/7/2010 (12:36) - BUFERA DOPO L'INCHIESTA SUGLI UOMINI DI CHIESA OMOSESSUALI
"I preti gay vengano allo scoperto"
Il vicariato di Roma: nessuno
li costringe a rimanere sacerdoti, sfruttandone soltanto i benefici
CITTA' DEL VATICANO
Se ci sono sacerdoti gay, «coerenza vorrebbe che venissero allo scoperto», perche «nessuno li costringe a rimanere preti, sfruttandone solo i benefici». Lo afferma il vicariato di Roma in una nota diffusa all’indomani delle rivelazioni di Panorama su alcuni preti che condurrebbero una «doppia vita», frequentando nel tempo libero i locali di ritrovo degli omosessuali della capitale. Il vicariato di Roma, pur tacciando l’articolo di scandalismo e di diffamazione, di fatto non esclude che qualche sacerdote possa condurre una doppia vita, precisando però che a Roma vivono molti sacerdoti provenienti da tutto il mondo per studiare e che nulla hanno a che fare con la Chiesa di Roma. «Non vogliamo loro del male - si afferma nella nota pubblicata sul sito del vicariato Romasette.it - ma non possiamo accettare che a causa dei loro comportamenti sia infangata la onorabilità di tutti gli altri».
Su Panorama in edicola oggi viene descritta proprio quella doppia vita di «numerosi» sacerdoti romani, di cui però viene rivelato solo qualche nome di fantasia. In copertina due mani giunte su un rosario contornate di peli e con le unghie laccate di rosa. «Puro scandalismo», commentano le fonti vaticane disposte a parlare del caso in forma anonima, affermando la mancanza di elementi sufficienti per essere sicuri che si sia trattato di veri sacerdoti, e osservando che potrebbe trattarsi di uno dei tanti «serpenti marini» inventati per i bagnanti sotto l’ombrellone.
Il cronista dell'inchiesta, entrato nel giro con l’ausilio di un amico gay, ammette che al primo incontro, avvenuto il 2 luglio ad una festa omosessuale in un locale del quartiere popolare romano di Testaccio, ha temuto di essere capitato «in mano a gente in malafede o a dei mitomani». Il seguito dell’indagine sembra però averlo convinto del contrario, avendo riconosciuto alcuni uomini, incontrati nell’ambiente gay romano, mentre dicevano messa in chiesa. Intanto per l’Arcigay l’inchiesta, che a dire di alcuni suoi dirigenti rivela verità già note nell’ambiente grazie a un nutrito catalogo di chat e servizi di sms, ridà forza alle accuse di «omofobia» rivolte alla Chiesa. «Ci sono tanti sacerdoti omosessuali, ma questo non fa di loro dei cattivi preti», afferma Luca Trentini, segretario nazionale di Arcigay, anche se questa non è l’opinione del Vaticano che, da sempre contrario, almeno a parole, alle inclinazioni omosessuali, negli ultimi anni ha sancito a più riprese che le porte di seminari e ordini religiosi non possono essere aperte ai gay.
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201007articoli/56982girata.asp
ARTICOLI E NOTIZIE RIGUARDO L'APOSTASIA CHE STA ENTRANDO IN TUTTE LE CHIESE CRISTIANE
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venerdì 23 luglio 2010
giovedì 3 giugno 2010
SCANDALO PEDOFILIA: INDAGATO IL CAPO DEI VESCOVI TEDESCHI
articolo di giovedì 03 giugno 2010
Scandalo pedofilia:
indagato il capo
dei vescovi tedeschi
di Andrea Tornielli
L’arcivescovo di Friburgo, Robert Zollitsch, è accusato di aver rinnovato l’incarico a un frate sospettato di abusi sessuali su minori. La difesa: "Solo nel 2006 venne a conoscenza delle violenze e agì immediatamente"
Il presidente dei Conferenza episcopale tedesca, l’arcivescovo di Friburgo, Robert Zollitsch, è indagato per complicità in un caso di abuso sessuale su un minore.
Lo ha confermato ieri la Procura di Friburgo, dopo le indiscrezioni della Tv Ard e del quotidiano Südkurier. Secondo l’accusa della vittima, che ha subito violenza nel 1960, Zollittsch, ventisette anni dopo, cioè nel 1987, avrebbe confermato il sacerdote violentatore nel suo incarico.
La diocesi di Friburgo ha smentito che l’arcivescovo, all’epoca soltanto responsabile del personale della diocesi, sia implicato, e ha definito del tutto «inconsistente» l’accusa, spiegando che solo nel 2006 Zollitsch venne a conoscenza dei trascorsi del sacerdote, agendo di conseguenza.
Il coinvolgimento del capo dei vescovi tedeschi ha creato notevole scalpore in Germania. Zollitsch è in prima linea nell’applicare la «tolleranza zero» contro i preti pedofili: nei mesi scorsi ha fatto importanti ammissioni, dicendo che la Chiesa aveva «nascosto casi di abusi sessuali per anni». Ha praticamente invitato il confratello vescovo di Ausburg, Walter Mixa, a rassegnare le dimissioni perché coinvolto in un presunto caso di abusi (poi dimostratosi infondato) e per aver usato, da sacerdote, metodi maneschi. Ora è lui stesso ad essere finito nel tritacarne mediatico-giudiziario, per una vicenda che però appare piuttosto inconsistente.
Nei giorni scorsi un uomo ha denunciato un frate cistercense per abusi avvenuti cinquant’anni fa, accusando anche Zollitsch per averlo in qualche modo «coperto». Nel 1987 l’attuale arcivescovo aveva rinnovato l’incarico di priore a Birnau, sul lago di Costanza, al frate, che esercitava il suo ministero nella diocesi di Friburgo ma dipendeva dall’abate del monastero cistercense di Mehrerau. Secondo la vittima, Zollitsch doveva essere a conoscenza del fatto che il frate si era macchiato di abusi sessuali.
La diocesi di Friburgo, invece, smentisce. Parla di «sensazionalismo», precisa che monsignor Zollitsch, che all’epoca non era ancora arcivescovo ma si occupava degli spostamenti dei sacerdoti, non aveva scelto una nuova destinazione per il frate, limitandosi a rinnovare l’incarico che già ricopriva. E dunque essendo all’oscuro del suo passato. Quando, nel 2006, per la prima volta, Zollitsch era venuto a conoscenza degli abusi, aveva subito «avvertito l’ordine» cistercense, al quale appartiene l’accusato, chiedendo di trarne «le necessarie conseguenze».
L’apertura dell’inchiesta è stata confermata ufficialmente dal procuratore capo di Friburgo, Wolfgang Mayer e gli atti sono già stati trasmessi alla Procura di Costanza. Nel caso in cui i reati di pedofilia commessi dal padre cistercense fossero già caduti in prescrizione, verrebbe automaticamente archiviata anche l’indagine nei riguardi di Zollitsch.
Come si ricorderà lo scandalo degli abusi sui minori era scoppiato in Germania nei primi mesi dell’anno, a partire dal prestigioso collegio Canisius, gestito dai gesuiti. Nei giorni scorsi un rapporto ufficiale ha messo in evidenza che solo nelle scuole gestite dai gesuiti tedeschi si sono verificati nei decenni passati 205 casi di abusi sessuali.
http://www.ilgiornale.it/esteri/scandalo_pedofilia_indagato_capo__dei_vescovi_tedeschi/03-06-2010/articolo-id=450085-page=0-comments=1
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© IL GIORNALE ON LINE S.R.L. - Via G. Negri 4 - 20123 Milano - P.IVA 05524110961
Scandalo pedofilia:
indagato il capo
dei vescovi tedeschi
di Andrea Tornielli
L’arcivescovo di Friburgo, Robert Zollitsch, è accusato di aver rinnovato l’incarico a un frate sospettato di abusi sessuali su minori. La difesa: "Solo nel 2006 venne a conoscenza delle violenze e agì immediatamente"
Il presidente dei Conferenza episcopale tedesca, l’arcivescovo di Friburgo, Robert Zollitsch, è indagato per complicità in un caso di abuso sessuale su un minore.
Lo ha confermato ieri la Procura di Friburgo, dopo le indiscrezioni della Tv Ard e del quotidiano Südkurier. Secondo l’accusa della vittima, che ha subito violenza nel 1960, Zollittsch, ventisette anni dopo, cioè nel 1987, avrebbe confermato il sacerdote violentatore nel suo incarico.
La diocesi di Friburgo ha smentito che l’arcivescovo, all’epoca soltanto responsabile del personale della diocesi, sia implicato, e ha definito del tutto «inconsistente» l’accusa, spiegando che solo nel 2006 Zollitsch venne a conoscenza dei trascorsi del sacerdote, agendo di conseguenza.
Il coinvolgimento del capo dei vescovi tedeschi ha creato notevole scalpore in Germania. Zollitsch è in prima linea nell’applicare la «tolleranza zero» contro i preti pedofili: nei mesi scorsi ha fatto importanti ammissioni, dicendo che la Chiesa aveva «nascosto casi di abusi sessuali per anni». Ha praticamente invitato il confratello vescovo di Ausburg, Walter Mixa, a rassegnare le dimissioni perché coinvolto in un presunto caso di abusi (poi dimostratosi infondato) e per aver usato, da sacerdote, metodi maneschi. Ora è lui stesso ad essere finito nel tritacarne mediatico-giudiziario, per una vicenda che però appare piuttosto inconsistente.
Nei giorni scorsi un uomo ha denunciato un frate cistercense per abusi avvenuti cinquant’anni fa, accusando anche Zollitsch per averlo in qualche modo «coperto». Nel 1987 l’attuale arcivescovo aveva rinnovato l’incarico di priore a Birnau, sul lago di Costanza, al frate, che esercitava il suo ministero nella diocesi di Friburgo ma dipendeva dall’abate del monastero cistercense di Mehrerau. Secondo la vittima, Zollitsch doveva essere a conoscenza del fatto che il frate si era macchiato di abusi sessuali.
La diocesi di Friburgo, invece, smentisce. Parla di «sensazionalismo», precisa che monsignor Zollitsch, che all’epoca non era ancora arcivescovo ma si occupava degli spostamenti dei sacerdoti, non aveva scelto una nuova destinazione per il frate, limitandosi a rinnovare l’incarico che già ricopriva. E dunque essendo all’oscuro del suo passato. Quando, nel 2006, per la prima volta, Zollitsch era venuto a conoscenza degli abusi, aveva subito «avvertito l’ordine» cistercense, al quale appartiene l’accusato, chiedendo di trarne «le necessarie conseguenze».
L’apertura dell’inchiesta è stata confermata ufficialmente dal procuratore capo di Friburgo, Wolfgang Mayer e gli atti sono già stati trasmessi alla Procura di Costanza. Nel caso in cui i reati di pedofilia commessi dal padre cistercense fossero già caduti in prescrizione, verrebbe automaticamente archiviata anche l’indagine nei riguardi di Zollitsch.
Come si ricorderà lo scandalo degli abusi sui minori era scoppiato in Germania nei primi mesi dell’anno, a partire dal prestigioso collegio Canisius, gestito dai gesuiti. Nei giorni scorsi un rapporto ufficiale ha messo in evidenza che solo nelle scuole gestite dai gesuiti tedeschi si sono verificati nei decenni passati 205 casi di abusi sessuali.
http://www.ilgiornale.it/esteri/scandalo_pedofilia_indagato_capo__dei_vescovi_tedeschi/03-06-2010/articolo-id=450085-page=0-comments=1
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mercoledì 26 maggio 2010
Preti pedofili, "cento in Italia"
Preti pedofili, "cento in Italia"
25/5/2010
La Cei: "Rilevati negli ultimi 10 anni"
I casi di abusi sessuali commessi da sacerdoti "rilevati in Italia con procedimenti canonici nell'ultimo decennio" sono "un centinaio", secondo quanto riferito dal segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata. Si tratta, secondo il prelato, di "un dato che indica il quadro complessivo della situazione", ricordando che "anche un solo caso è sempre di troppo". In Italia, comunque, "non c'è bisogno di alcuna commissione speciale".
Secondo monsignor Crociata, "le indicazioni del Papa ai cattolici irlandesi e le linee-guida della Congregazione per la Dottrina della fede contengono tutti gli elementi necessari per continuare ad affrontare i casi che si presentano", motivo per cui una commissione simile a quella istituita dalla conferenza episcopale tedesca sarebbe inutile in Italia. Il numero due della Cei ha sottolineato che dal punto di vista canonico la Congregazione dell'ex Sant'Uffizio e da quello civile le autorità competenti "hanno nei responsabili della vita della chiesa tutta la collaborazione possibile per accertare la verità dei fatti".
Crociata ha quindi ribadito che "la normativa italiana non prevede l'obbligo di denuncia. Evidentemente questo non esclude, ma anzi richiede e prevede per nostra specifica iniziativa, che ci siano tutta la collaborazione e la cooperazione per rendere possibile l'accertamento dei fatti, incoraggiando le denunce da parte di chi è a conoscenza e di chi ha subito eventuali abusi". Che un vescovo possa essere chiamato a testimoniare, ha concluso il segretario della Cei con riferimento al processo in corso a un sacerdote nel Lazio "è un fatto del tutto ordinario, nella misura in cui egli sia a conoscenza dei fatti".
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo482467.shtml
25/5/2010
La Cei: "Rilevati negli ultimi 10 anni"
I casi di abusi sessuali commessi da sacerdoti "rilevati in Italia con procedimenti canonici nell'ultimo decennio" sono "un centinaio", secondo quanto riferito dal segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata. Si tratta, secondo il prelato, di "un dato che indica il quadro complessivo della situazione", ricordando che "anche un solo caso è sempre di troppo". In Italia, comunque, "non c'è bisogno di alcuna commissione speciale".
Secondo monsignor Crociata, "le indicazioni del Papa ai cattolici irlandesi e le linee-guida della Congregazione per la Dottrina della fede contengono tutti gli elementi necessari per continuare ad affrontare i casi che si presentano", motivo per cui una commissione simile a quella istituita dalla conferenza episcopale tedesca sarebbe inutile in Italia. Il numero due della Cei ha sottolineato che dal punto di vista canonico la Congregazione dell'ex Sant'Uffizio e da quello civile le autorità competenti "hanno nei responsabili della vita della chiesa tutta la collaborazione possibile per accertare la verità dei fatti".
Crociata ha quindi ribadito che "la normativa italiana non prevede l'obbligo di denuncia. Evidentemente questo non esclude, ma anzi richiede e prevede per nostra specifica iniziativa, che ci siano tutta la collaborazione e la cooperazione per rendere possibile l'accertamento dei fatti, incoraggiando le denunce da parte di chi è a conoscenza e di chi ha subito eventuali abusi". Che un vescovo possa essere chiamato a testimoniare, ha concluso il segretario della Cei con riferimento al processo in corso a un sacerdote nel Lazio "è un fatto del tutto ordinario, nella misura in cui egli sia a conoscenza dei fatti".
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo482467.shtml
lunedì 12 aprile 2010
Preti pedofili, accuse a Ratzinger
Preti pedofili, accuse a Ratzinger
9/4/2010
Lettera dell'85:"Non rimosse prete Usa"
Nel 1985, Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, in una lettera si oppose alla riduzione allo stato laicale di un sacerdote pedofilo Usa, padre Stephen Kiesle. Lo rivela l'agenzia di stampa Usa Associated Press. Secondo quest'ultima il Vaticano ha confermato la firma di Ratzinger sulla missiva. Padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, non commenta: "Non rispondiamo a singoli documenti".
L'agenzia stampa statunitense ha ricostruito così i fatti. Nel 1981 la diocesi di Oakland chiese al Vaticano che padre Kiesle venisse rimosso, dietro indicazione dello stesso sacerdote; era l'anno di nomina di Ratzinger alla testa della Congregazione per la Dottrina della fede. In precedenza, nel 1978, il sacerdote era stato condannato a tre anni di libertà vigilata dopo non aver contestato le accuse di molestie e condotta lasciva a danno di due ragazzi nel rettorato di una chiesa nella zona della Baia di San Francisco. Nel 1982, il vescovo di Oakland, John Cummins, scrisse alla Congregazione per la dottrina della fede sostenendo la necessità che il sacerdote non venisse riammesso nel lavoro pastorale. "E' mia convinzione - scriveva - che non ci sarebbe scandalo se questa richiesta venisse accolta e che ci sarebbe maggiore scandalo alla comunità se a padre Kiesle fosse accordato di tornare al ministero attivo".
Ratzinger rispose nel 1985. Nella missiva, che l''Ap' ha fatto tradurre dal latino, il futuro Papa afferma che gli argomenti a favore della rimozione del sacerdote sono di "grande significato", ma aggiunge che simili azioni necessitano grande cautela e più tempo. Il cardinal Ratzinger consigliava al vescovo americano di assicurare al sacerdote "la massima cura paterna possibile". Ratzinger sottolineava poi che qualunque decisione relativa alla riduzione allo stato laicale di padre Kiesle doveva tenere in considerazione "il bene della Chiesa universale" e il "danno che concedere la dispensa può provocare nella comunità dei credenti in Cristo, in particolare considerando la giovane età" del sacerdote, che all'epoca aveva 38 anni. L''Associated Press' riferisce che, a quanto documentato dagli archivi di Oakland, la diocesi tornò a chiedere che il sacerdote venisse rimosso.
A padre Kiesle furono rimossi i poteri sacerdotali nel 1987. I documenti non indicano che ruolo ebbe Ratzinger nella decisione. Nel 2002 il sacerdote fu arrestato con 13 accuse di molestie dagli anni Settanta. Nel 2004 fu condannato a sei anni di prigione per gli abusi su una bambina di sei anni. Oggi ha 63 anni.
In serata il Vaticano ha smentito il significato della lettera. "L'allora cardinale Ratzinger non coprì il caso ma, come si evince chiaramente dalla lettera, fece presente la necessità di studiare il caso con maggiore attenzione. Da tener presente che la rimozione dall'incarico era allora competenza del vescovo locale e non della Congregazione della Dottrina della fede" dichiara il vicedirettore della sala stampa vaticana, padre Ciro Benedettini. In precedenza, il portavoce vaticano padre Lombardi aveva affermato che il Papa "è un Pastore all'altezza di affrontare con alta rettitudine e sicurezza questo tempo difficile, in cui non mancano critiche e insinuazioni infondate".
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo478710.shtml
9/4/2010
Lettera dell'85:"Non rimosse prete Usa"
Nel 1985, Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, in una lettera si oppose alla riduzione allo stato laicale di un sacerdote pedofilo Usa, padre Stephen Kiesle. Lo rivela l'agenzia di stampa Usa Associated Press. Secondo quest'ultima il Vaticano ha confermato la firma di Ratzinger sulla missiva. Padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, non commenta: "Non rispondiamo a singoli documenti".
L'agenzia stampa statunitense ha ricostruito così i fatti. Nel 1981 la diocesi di Oakland chiese al Vaticano che padre Kiesle venisse rimosso, dietro indicazione dello stesso sacerdote; era l'anno di nomina di Ratzinger alla testa della Congregazione per la Dottrina della fede. In precedenza, nel 1978, il sacerdote era stato condannato a tre anni di libertà vigilata dopo non aver contestato le accuse di molestie e condotta lasciva a danno di due ragazzi nel rettorato di una chiesa nella zona della Baia di San Francisco. Nel 1982, il vescovo di Oakland, John Cummins, scrisse alla Congregazione per la dottrina della fede sostenendo la necessità che il sacerdote non venisse riammesso nel lavoro pastorale. "E' mia convinzione - scriveva - che non ci sarebbe scandalo se questa richiesta venisse accolta e che ci sarebbe maggiore scandalo alla comunità se a padre Kiesle fosse accordato di tornare al ministero attivo".
Ratzinger rispose nel 1985. Nella missiva, che l''Ap' ha fatto tradurre dal latino, il futuro Papa afferma che gli argomenti a favore della rimozione del sacerdote sono di "grande significato", ma aggiunge che simili azioni necessitano grande cautela e più tempo. Il cardinal Ratzinger consigliava al vescovo americano di assicurare al sacerdote "la massima cura paterna possibile". Ratzinger sottolineava poi che qualunque decisione relativa alla riduzione allo stato laicale di padre Kiesle doveva tenere in considerazione "il bene della Chiesa universale" e il "danno che concedere la dispensa può provocare nella comunità dei credenti in Cristo, in particolare considerando la giovane età" del sacerdote, che all'epoca aveva 38 anni. L''Associated Press' riferisce che, a quanto documentato dagli archivi di Oakland, la diocesi tornò a chiedere che il sacerdote venisse rimosso.
A padre Kiesle furono rimossi i poteri sacerdotali nel 1987. I documenti non indicano che ruolo ebbe Ratzinger nella decisione. Nel 2002 il sacerdote fu arrestato con 13 accuse di molestie dagli anni Settanta. Nel 2004 fu condannato a sei anni di prigione per gli abusi su una bambina di sei anni. Oggi ha 63 anni.
In serata il Vaticano ha smentito il significato della lettera. "L'allora cardinale Ratzinger non coprì il caso ma, come si evince chiaramente dalla lettera, fece presente la necessità di studiare il caso con maggiore attenzione. Da tener presente che la rimozione dall'incarico era allora competenza del vescovo locale e non della Congregazione della Dottrina della fede" dichiara il vicedirettore della sala stampa vaticana, padre Ciro Benedettini. In precedenza, il portavoce vaticano padre Lombardi aveva affermato che il Papa "è un Pastore all'altezza di affrontare con alta rettitudine e sicurezza questo tempo difficile, in cui non mancano critiche e insinuazioni infondate".
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo478710.shtml
"Preti pedofili, campagna sionista"
"Preti pedofili, campagna sionista"
11/4/2010
Il vescovo Grosseto poi smentisce
Bufera sul vescovo di Grosseto, Giacomo Babini. Lo scandalo pedofilia sui media - ha detto il religioso come riporta il sito Pontifex - non è altro che "un attacco sionista: loro non vogliono la Chiesa, ne sono nemici naturali. In fondo i giudei sono deicidi". Queste dichiarazioni hanno indignato gli ebrei Usa: il Rabbino Rosen ha chiesto ai vescovi di condannare Babini. Dure accuse anche contro i gay. Il monsignore poi ha smentito tutto in un comunicato.
"L'Olocausto - ha detto ancora il monsignore - fu una vergogna per l'intera umanità, ma adesso occorre guardare senza retorica e con occhi attenti. Non crediate che Hitler fosse solo pazzo. La verità è che il furore criminale nazista si scatenò per gli eccessi e le malversazioni economiche degli ebrei che strozzarono l'economia tedesca". Subito dopo, il Comitato Ebraico Americano ha chiesto alla Cei di condannare le parole "antisemitiche" del vescovo.
Nel mirino anche gli omosessuali
Dopo l'affondo contro gli ebrei, il vescovo attacca il mondo omosessuale. "Anche loro se possono tirano sulla Chiesa -dice il monsignore a Pontifex-. Bisogna trattare coloro che solo hanno tendenze omosessuali con delicatezza e senza ifierire, con misericordia. Ma accettino serenemante la loro croce e la malattia con santa rassegnazione. Altri invece praticano la omosessualità e persino se ne vantano. A loro dico che persino gli animali rispettano l'ordine della natura e loro no, da questo punto di vista meglio la regolarità degli animali".
"L'omosessualità ostentata è un vizio osceno, una cosa che denota mancanza di equilibrio e violazione della natura", ha aggiunto il religioso. Dura anche la presa di posizione sui sacramenti a un gay conclamato. "La comunione certo no - ha detto Babini-. Per il funerale se dovessimo applicare il diritto canonico direi di no, ma alcune volte i parenti ti chiedono l'impossibile e pretendono una chiesa che lavora a gettone. Certo, bisogna sempre far prevalere la misericordia per quanto riguarda il suicida e credo che sia giusto dar loro il funerale. Per l'omosessuale che pubblicamente ha oltraggiato la chiesa e l'ordine etico direi no".
"Mai espresso giudizi antesimi"
Il vescovo emerito di Grosseto, mons. Giacomo Babini, smentisce seccamente - attraverso un comunicato inviato dalla Cei - di aver mai espresso giudizi antisemiti, dai quali, anzi, prende le distanze. "In ordine ad alcune agenzie che mi attribuiscono dichiarazioni sui fratelli ebrei da me mai pronunciate, preciso - si legge nella nota firmata da mons. Babini diffusa dall'ufficio stampa dell'episcopato italiano - che in alcun modo ho espresso simili valutazioni e giudizi da cui prendo nettamente le distanze". "Rinnovo ai nostri fratelli maggiori nella fede la mia fraterna stima e piena vicinanza, in sintonia con il Magistero della Chiesa costantemente riaffermato dal Concilio Vaticano II in poi", aggiunge.
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo478808.shtml
11/4/2010
Il vescovo Grosseto poi smentisce
Bufera sul vescovo di Grosseto, Giacomo Babini. Lo scandalo pedofilia sui media - ha detto il religioso come riporta il sito Pontifex - non è altro che "un attacco sionista: loro non vogliono la Chiesa, ne sono nemici naturali. In fondo i giudei sono deicidi". Queste dichiarazioni hanno indignato gli ebrei Usa: il Rabbino Rosen ha chiesto ai vescovi di condannare Babini. Dure accuse anche contro i gay. Il monsignore poi ha smentito tutto in un comunicato.
"L'Olocausto - ha detto ancora il monsignore - fu una vergogna per l'intera umanità, ma adesso occorre guardare senza retorica e con occhi attenti. Non crediate che Hitler fosse solo pazzo. La verità è che il furore criminale nazista si scatenò per gli eccessi e le malversazioni economiche degli ebrei che strozzarono l'economia tedesca". Subito dopo, il Comitato Ebraico Americano ha chiesto alla Cei di condannare le parole "antisemitiche" del vescovo.
Nel mirino anche gli omosessuali
Dopo l'affondo contro gli ebrei, il vescovo attacca il mondo omosessuale. "Anche loro se possono tirano sulla Chiesa -dice il monsignore a Pontifex-. Bisogna trattare coloro che solo hanno tendenze omosessuali con delicatezza e senza ifierire, con misericordia. Ma accettino serenemante la loro croce e la malattia con santa rassegnazione. Altri invece praticano la omosessualità e persino se ne vantano. A loro dico che persino gli animali rispettano l'ordine della natura e loro no, da questo punto di vista meglio la regolarità degli animali".
"L'omosessualità ostentata è un vizio osceno, una cosa che denota mancanza di equilibrio e violazione della natura", ha aggiunto il religioso. Dura anche la presa di posizione sui sacramenti a un gay conclamato. "La comunione certo no - ha detto Babini-. Per il funerale se dovessimo applicare il diritto canonico direi di no, ma alcune volte i parenti ti chiedono l'impossibile e pretendono una chiesa che lavora a gettone. Certo, bisogna sempre far prevalere la misericordia per quanto riguarda il suicida e credo che sia giusto dar loro il funerale. Per l'omosessuale che pubblicamente ha oltraggiato la chiesa e l'ordine etico direi no".
"Mai espresso giudizi antesimi"
Il vescovo emerito di Grosseto, mons. Giacomo Babini, smentisce seccamente - attraverso un comunicato inviato dalla Cei - di aver mai espresso giudizi antisemiti, dai quali, anzi, prende le distanze. "In ordine ad alcune agenzie che mi attribuiscono dichiarazioni sui fratelli ebrei da me mai pronunciate, preciso - si legge nella nota firmata da mons. Babini diffusa dall'ufficio stampa dell'episcopato italiano - che in alcun modo ho espresso simili valutazioni e giudizi da cui prendo nettamente le distanze". "Rinnovo ai nostri fratelli maggiori nella fede la mia fraterna stima e piena vicinanza, in sintonia con il Magistero della Chiesa costantemente riaffermato dal Concilio Vaticano II in poi", aggiunge.
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo478808.shtml
Venezuela, Arcivescovo protegge i preti pedofili ed invita ad assassinare Chavez
Venezuela, Arcivescovo protegge i preti pedofili ed invita ad assassinare Chavez
12 04 2010
Tulio Manuel Chirivella è uno dei tanti preti cattolici che dovrebbe quanto meno essere giudicato da un tribunale per i reati commessi e se trovato colpevole dovrebbe finire in carcere, come ogni cittadino. Invece, essendo un alto prelato cattolico gode di protezioni ed immunità e sicuramente non finirà mai in galera.
Questi quando era arcivescovo della diocesi di Barquisimeto, in Venezuela, ha protetto numerosi preti della sua diocesi che si sono macchiati del reato di pedofilia; in particolare ha occultato i reati commessi da un prete di nome Luis Mosquera, che impunemente ha violato numerosi bambini nella città di Carora e nella baraccopoli di San Jacinto di Barquisimeto, dove svolgeva la missione pastorale (*).
Oggi, monsignor Tulio Manuel Chirivella è nuovamente alla ribalta della cronaca nazionale e internazionale per aver istigato all’omicido del Presidente della Repubblica del Venezuela!
E’ uno di quei tanti ipocriti prelati cattolici che da un lato predica la pace e l’amore e dall’altro compie ignobili reati, come l’istigazione all’omicido del presidente del suo paese, il Venezuela. In una intervista rilasciata al giornale venezuelano “La prensa” del 4 aprile scorso, al giornalista che gli chiedeva testualmente “Monsignore, fino a quando dobbiamo sopportare quest’uomo?” (Per “quest’uomo” si intende il Presidente della Repubblica del Venezuela, Hugo Chavez) l’alto prelato cattolico rispondeva: “Aguantaremos hasta que se lo lleve Dios, o cuando alguien lo acabe”. Tradotto in italiano: “Lo sopporteremo fino a che dio non se lo chiama o fino a quando qualcuno non lo faccia fuori!
Una chiara istigazione all’omicido del Presidente della Repubblica. Sui motivi di questa esternazione si potrebbero scrivere libri interi. In sostanza, per farla in breve, il motivo di quest’odio così grande verso il presidente è dovuto al fatto che questi utilizza i soldi dello stato per gli ultimi! Invece di darli solo ed esclusivamente agli oligarchi ed ai gerarchi della chiesa cattolica, come avveniva un tempo, oggi i soldi pubblici vengono distribuiti anche ai più bisognosi.
In questi ultimi tempi, in Venezuela, si parla tanto dello “sperpero” di denaro in opere pubbliche che starebbe compiendo il governo. Secondo una parte, fortunatamente ristretta e circosritta ai grandi oligarchi di questo paese ed alle alte gerarchie cattoliche, che da sempre appoggiano l’oligarchia, investimenti in opere pubbliche, come il “metrocable” sono solo uno spreco di denaro pubblico. Il governo di questo paese presieduto dal Presidente della Repubblica, per esempio, ha investito centinaia di milioni di dollari nella costruzione di una funivia, il "metrocable" che collega una delle principali baraccopoli di Caracas, quella di San Agustin, al centro della città. In questa baraccopoli vivono decine di migliaia di persone che fino ad oggi ben potevano essere considerati gli ultimi degli ultimi; queli a cui mai nessuno governo ha rivolto uno sguardo e meno che meno un investimento di cosi grande spessore; quegli ultimi che nessuna religione prende mai in considerazione.
Fino ad oggi per andare o tornare dalla baraccopoli al centro della città, questi cittadini dimenticati da tutti gli dei che affollano il panorama religioso del nostro pianeta e da tutti i governi che si sono avvicendati, impiegavano da una a due ore. Adesso, con quest’opera di altisisma ingegneria, inaugurata lo scroso 20 gennaio, raggiungono il centro della città in pochissimi minuti. Non solo: gli investimenti del governo proseguono, dato che dopo aver servito la zona con un efficiente mezzo di trasporto, sta sostituendo le baraccopoli con edifici. Questo come tanti altri investimenti in educazione e sanità gratuita e per tutti, sono considerati solamente uno spreco di denaro pubblico per taluni squallidi personaggi, tra i quali l’alto prelato cattolico; di qui l’odio così grande che porta ad auspicare l’omicidio del Presidente!
Per l’istigazione all’omicido di un uomo ed in particolare del Presidente della Repubblcia in alcuni paesi, come negli Stati Uniti, è prevista la pena di morte. Personalmente sono sempre stato contrario alla pena di morte, tra l’altro utilizzata in decine di milioni di casi proprio dalla chiesa cattolica per liberarsi di persone che non condividevano la sua dottrina, quindi la rinnego anche in questo caso; però, sarebbe giusto che tale alto prelato cattolico finisca davanti ad un tribunale e se giudicato colpevole, come ogni cittadino normale dovrebbe finire in un carcere, possibilmente di massima sicurezza.
Immagino che anche in questo caso il potere della chiesa impedirà che si faccia giustizia e mai nessun giudice venezuelano oserà imputare un alto prelato cattolico. Sarebbe interessante conoscere l’opinione del papa su questo personaggio, che oltre a proteggere i preti pedofili, arriva perfino ad auspicare l’omicidio di un uomo, del Presidente della Repubblica del suo paese, Cosa pensa il papa di un suo arcivescovo che invece di predicare l’amore, la pace e la non violenza, istiga all’omicido? Per la religione cattolica non è un peccato gravissimo? Mah! Il papa, chiamasi Karol Wojtila o Joseph Ratzinger, abituato a coprire chi si macchia di reati gravissimi come la pedofilia, sicuramente coprirà qusto prelato che istiga all’omicidio del presidente del suo paese.
http://www.agoravox.it/Venezuela-Arcivescovo-protegge-i.html
12 04 2010
Tulio Manuel Chirivella è uno dei tanti preti cattolici che dovrebbe quanto meno essere giudicato da un tribunale per i reati commessi e se trovato colpevole dovrebbe finire in carcere, come ogni cittadino. Invece, essendo un alto prelato cattolico gode di protezioni ed immunità e sicuramente non finirà mai in galera.
Questi quando era arcivescovo della diocesi di Barquisimeto, in Venezuela, ha protetto numerosi preti della sua diocesi che si sono macchiati del reato di pedofilia; in particolare ha occultato i reati commessi da un prete di nome Luis Mosquera, che impunemente ha violato numerosi bambini nella città di Carora e nella baraccopoli di San Jacinto di Barquisimeto, dove svolgeva la missione pastorale (*).
Oggi, monsignor Tulio Manuel Chirivella è nuovamente alla ribalta della cronaca nazionale e internazionale per aver istigato all’omicido del Presidente della Repubblica del Venezuela!
E’ uno di quei tanti ipocriti prelati cattolici che da un lato predica la pace e l’amore e dall’altro compie ignobili reati, come l’istigazione all’omicido del presidente del suo paese, il Venezuela. In una intervista rilasciata al giornale venezuelano “La prensa” del 4 aprile scorso, al giornalista che gli chiedeva testualmente “Monsignore, fino a quando dobbiamo sopportare quest’uomo?” (Per “quest’uomo” si intende il Presidente della Repubblica del Venezuela, Hugo Chavez) l’alto prelato cattolico rispondeva: “Aguantaremos hasta que se lo lleve Dios, o cuando alguien lo acabe”. Tradotto in italiano: “Lo sopporteremo fino a che dio non se lo chiama o fino a quando qualcuno non lo faccia fuori!
Una chiara istigazione all’omicido del Presidente della Repubblica. Sui motivi di questa esternazione si potrebbero scrivere libri interi. In sostanza, per farla in breve, il motivo di quest’odio così grande verso il presidente è dovuto al fatto che questi utilizza i soldi dello stato per gli ultimi! Invece di darli solo ed esclusivamente agli oligarchi ed ai gerarchi della chiesa cattolica, come avveniva un tempo, oggi i soldi pubblici vengono distribuiti anche ai più bisognosi.
In questi ultimi tempi, in Venezuela, si parla tanto dello “sperpero” di denaro in opere pubbliche che starebbe compiendo il governo. Secondo una parte, fortunatamente ristretta e circosritta ai grandi oligarchi di questo paese ed alle alte gerarchie cattoliche, che da sempre appoggiano l’oligarchia, investimenti in opere pubbliche, come il “metrocable” sono solo uno spreco di denaro pubblico. Il governo di questo paese presieduto dal Presidente della Repubblica, per esempio, ha investito centinaia di milioni di dollari nella costruzione di una funivia, il "metrocable" che collega una delle principali baraccopoli di Caracas, quella di San Agustin, al centro della città. In questa baraccopoli vivono decine di migliaia di persone che fino ad oggi ben potevano essere considerati gli ultimi degli ultimi; queli a cui mai nessuno governo ha rivolto uno sguardo e meno che meno un investimento di cosi grande spessore; quegli ultimi che nessuna religione prende mai in considerazione.
Fino ad oggi per andare o tornare dalla baraccopoli al centro della città, questi cittadini dimenticati da tutti gli dei che affollano il panorama religioso del nostro pianeta e da tutti i governi che si sono avvicendati, impiegavano da una a due ore. Adesso, con quest’opera di altisisma ingegneria, inaugurata lo scroso 20 gennaio, raggiungono il centro della città in pochissimi minuti. Non solo: gli investimenti del governo proseguono, dato che dopo aver servito la zona con un efficiente mezzo di trasporto, sta sostituendo le baraccopoli con edifici. Questo come tanti altri investimenti in educazione e sanità gratuita e per tutti, sono considerati solamente uno spreco di denaro pubblico per taluni squallidi personaggi, tra i quali l’alto prelato cattolico; di qui l’odio così grande che porta ad auspicare l’omicidio del Presidente!
Per l’istigazione all’omicido di un uomo ed in particolare del Presidente della Repubblcia in alcuni paesi, come negli Stati Uniti, è prevista la pena di morte. Personalmente sono sempre stato contrario alla pena di morte, tra l’altro utilizzata in decine di milioni di casi proprio dalla chiesa cattolica per liberarsi di persone che non condividevano la sua dottrina, quindi la rinnego anche in questo caso; però, sarebbe giusto che tale alto prelato cattolico finisca davanti ad un tribunale e se giudicato colpevole, come ogni cittadino normale dovrebbe finire in un carcere, possibilmente di massima sicurezza.
Immagino che anche in questo caso il potere della chiesa impedirà che si faccia giustizia e mai nessun giudice venezuelano oserà imputare un alto prelato cattolico. Sarebbe interessante conoscere l’opinione del papa su questo personaggio, che oltre a proteggere i preti pedofili, arriva perfino ad auspicare l’omicidio di un uomo, del Presidente della Repubblica del suo paese, Cosa pensa il papa di un suo arcivescovo che invece di predicare l’amore, la pace e la non violenza, istiga all’omicido? Per la religione cattolica non è un peccato gravissimo? Mah! Il papa, chiamasi Karol Wojtila o Joseph Ratzinger, abituato a coprire chi si macchia di reati gravissimi come la pedofilia, sicuramente coprirà qusto prelato che istiga all’omicidio del presidente del suo paese.
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martedì 15 dicembre 2009
Papa:"Vergogna per preti pedofili"
Papa:"Vergogna per preti pedofili"
11/12/2009
"Massima attenzione per caso Irlanda"
Benedetto XVI si è detto "sconvolto e angosciato" dal contenuto del rapporto sugli abusi su minori compiuti dai preti cattolici in Irlanda. E' quanto si legge in un comunicato della Santa Sede al termine dell'incontro del Pontefice con rappresentanti della Chiesa locale. Il Vaticano continuerà a seguire questa "grave questione" con la "massima attenzione" per capire come siano potuti accadere questi "vergognosi eventi".
Il Papa - afferma la nota della sala stampa - ha ''ascoltato le preoccupazioni'' dei vescovi irlandesi e della Curia romana, e ha discusso con loro degli ''eventi traumatici'' evidenziati dal Rapporto della Commissione investigativa irlandese sull'arcidiocesi di Dublino.
Dopo un ''attento studio'' del rapporto, il papa si è sentito ''profondamente sconvolto e angosciato dal suo contenuto. ''Desidera ancora una volta - aggiunge la nota - esprimere il suo profondo dispiacere per le azioni compiute da alcuni membri del clero che hanno tradito le loro solenni promesse a Dio, oltre che la fiducia loro accordata dalle vittime e dalle loro famiglie, e in generale dalla società''.
''Il Santo Padre - prosegue il comunicato - condivide il senso di oltraggio, tradimento e vergogna sentito da tanti fedeli in Irlanda, e si unisce a loro in preghiera in questo
difficile momento per la vita della Chiesa''. Il Papa chiede perciò ai cattolici irlandesi, ai quali rivolgerà presto una lettera pastorale, e a quelli di tutto il mondo, di unirsi alle preghiere per le vittime, le loro famiglie e chiunque sia stato toccato da questi ''odiosi crimini''.
Promette, intanto, che ''la Chiesa continuerà a seguire questa grave questione con la massima attenzione per capire come questi vergognosi eventi siano potuti accadere e individuare il miglior modo per sviluppare efficaci e sicure strategie per evitare che si ripetano''.
http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo468358.shtml
11/12/2009
"Massima attenzione per caso Irlanda"
Benedetto XVI si è detto "sconvolto e angosciato" dal contenuto del rapporto sugli abusi su minori compiuti dai preti cattolici in Irlanda. E' quanto si legge in un comunicato della Santa Sede al termine dell'incontro del Pontefice con rappresentanti della Chiesa locale. Il Vaticano continuerà a seguire questa "grave questione" con la "massima attenzione" per capire come siano potuti accadere questi "vergognosi eventi".
Il Papa - afferma la nota della sala stampa - ha ''ascoltato le preoccupazioni'' dei vescovi irlandesi e della Curia romana, e ha discusso con loro degli ''eventi traumatici'' evidenziati dal Rapporto della Commissione investigativa irlandese sull'arcidiocesi di Dublino.
Dopo un ''attento studio'' del rapporto, il papa si è sentito ''profondamente sconvolto e angosciato dal suo contenuto. ''Desidera ancora una volta - aggiunge la nota - esprimere il suo profondo dispiacere per le azioni compiute da alcuni membri del clero che hanno tradito le loro solenni promesse a Dio, oltre che la fiducia loro accordata dalle vittime e dalle loro famiglie, e in generale dalla società''.
''Il Santo Padre - prosegue il comunicato - condivide il senso di oltraggio, tradimento e vergogna sentito da tanti fedeli in Irlanda, e si unisce a loro in preghiera in questo
difficile momento per la vita della Chiesa''. Il Papa chiede perciò ai cattolici irlandesi, ai quali rivolgerà presto una lettera pastorale, e a quelli di tutto il mondo, di unirsi alle preghiere per le vittime, le loro famiglie e chiunque sia stato toccato da questi ''odiosi crimini''.
Promette, intanto, che ''la Chiesa continuerà a seguire questa grave questione con la massima attenzione per capire come questi vergognosi eventi siano potuti accadere e individuare il miglior modo per sviluppare efficaci e sicure strategie per evitare che si ripetano''.
http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo468358.shtml
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