L’omosessualità: un’analisi biblica
L’omosessualità: un’analisi biblica
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Siamo oggi sottoposti, in ogni ambiente, ad un intenso battage teso a far si che la nostra società e chiese accettino ed approvino l’omosessualità come uno stile di vita legittimo e rispettabile, una “preferenza” sessuale al pari di ogni altra. Coloro che, su base morale e religiosa, vi si oppongono, vengono di solito dipinti come ignoranti bigotti e razzisti, degli “omofobi”, portatori di pregiudizi superati, che solo dovrebbero “finalmente tacere”.
E’ vero che alcuni odiano gli omosessuali e che persino ne organizzano “pestaggi” sistematici. Un tale comportamento non è in alcun modo giustificabile. Il vero cristiano non deve odiare l’omosessuale, ma deve trattarlo secondo i comandamenti di Dio (1 Giovanni 5:3): non è ammissibile la calunnia, la derisione, la violenza e l’odio né verso l’omosessuale, né verso chiunque altro. I cristiani dovrebbero proteggere gli omosessuali da attacchi personali.
Sebbene il cristiano abbia il dovere di trattare l’omosessuale come ogni altra persona, secondo i comandamenti di Dio, egli deve amarlo essendo con lui biblicamente onesto. L’atteggiamento di una persona verso l’omosessualità non deve essere modellato dalla cultura contemporanea, mutevole e pagana, ma secondo l’ispirata ed infallibile rivelazione di Dio, la Bibbia. La Bibbia offre speranza all’omosessuale perché gli dice la verità e gli proclama il perdono dei peccati attraverso Gesù Cristo.
L’istituzione creazionale del matrimonio
Per comprendere rettamente la sessualità umana bisogna risalire ai primordi dell’umanità. Nel principio Dio crea un uomo (Adamo) ed una donna (Eva). Dio non crea due uomini (ad es. Adamo e Gianfilippo), o due donne (ad es. Eva e Yvette) . Iddio prima crea Adamo dalla polvere della terra, poi crea Eva dalla costola di Adamo. Eva viene creata per essere la moglie di Adamo. La Bibbia afferma che erano nudi e che non ne avevano vergogna. La creazione di un uomo e di una donna per essere marito e moglie è il modello o paradigma di base di ogni rapporto sessuale approvato da Dio, normale, morale e benedetto. “L’unione matrimoniale è istituita da Dio stesso, e il suo sacro recinto non deve essere contaminato dall’intrusione di una terza parte, dell’uno o dell’altro sesso” (F. F. Bruce).
Gesù Cristo cita Genesi 2:24 come chiara prova che la poligamia (avere più di una moglie) e il divorzio (eccetto che nel caso di adulterio) sono condannati da Dio (Matteo 19:5). L’apostolo Paolo, scrivendo sotto ispirazione dello Spirito Santo, dice che vi può essere una sola e legittima espressione dell’impulso sessuale, cioè il matrimonio (1 Corinzi 7:2). Il matrimonio monogamo ed eterosessuale è il solo contesto in cui si può far del sesso senza peccato e senza sensi di colpa. “Sia il matrimonio tenuto in onore da tutti e il letto coniugale sia incontaminato, poiché Dio giudicherà i fornicatori e gli adulteri” (Ebrei 13:4). Qualunque altra cosa che sia contraria all’istituzione creazionale del matrimonio fra un uomo ed una donna, è inaccettabile davanti a Dio, e quindi peccaminoso. La Bibbia condanna ogni attività sessuale al di fuori del matrimonio monogamo ed eterosessuale: l’omosessualità, i rapporti sessuali prima del matrimonio, la poligamia, l’adulterio, la bestialità, e così via. “Nessuno vi seduca con vani ragionamenti, perché per queste cose viene l'ira di Dio sui figli della disubbidienza” (Efesini 5:6).
La legge di Dio
La legge morale di Dio condanna l’omosessualità di qualsiasi tipo: “Non avrai relazioni carnali con un uomo, come si hanno con una donna: è cosa abominevole. ...Se uno ha relazioni carnali con un uomo come si hanno con una donna, ambedue hanno commesso cosa abominevole; saranno certamente messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro" (Levitino 18:22; 20:13). Gli apologeti in favore dell’omosessualità cercano di eludere le affermazioni chiare e non ambigue della legge di Dio torcendo la Scrittura con sofismi e varie giustificazioni.
Alcuni sostengono che la legge di Dio certo condanna l’omosessualità, ma insegnano che quello che normalmente viene considerato legge di Dio, in realtà non sia altro che testimonianza di antiche usanze israelite e pregiudizi. Negano l’origine mosaica della legge e sono relativisti quanto all’etica. Le loro argomentazioni devono essere respinte perché sia Cristo che gli apostoli di fatto accettavano l’autorità divina, infallibilità, ed assoluta autorità dell’Antico Testamento (Matteo 22:é39,40; Giovanni 10:35; 2 Timoteo 3:16,17). Se si respinge la legge di Dio affermando trattarsi soltanto di idee umane dell’antico Israele, non si può nemmeno ragionevolmente accogliere Cristo come proprio Salvatore. Allora o si afferma che Gesù avesse idee errate sulla legge di Dio, o che Lui non fosse che un bugiardo. Non ci si inganni, però, Gesù Cristo è Dio (Giovanni 1:1; 8:58,59): Egli non può sbagliarsi o mentire (Numeri 23:19).
Altri insegnano che le leggi che condannano l’omosessualità erano intese solo per la nazione di Israele, e che la legge dell’Antico Testamento, con l’avvento di Cristo, sia superata. Quest’idea riscuote una certa popolarità fra coloro che affermano essere “omosessuali evangelici”. Quest’idea è del tutto non biblica. Quando il Nuovo Testamento afferma che i cristiani sono morti alla legge, esso intende che Cristo ha adempiuto alla legge (il patto d’opere) per il credente, e rimossa la maledizione della legge attraverso la Sua morte sacrificale. I cristiani che si uniscono a Gesù Cristo nella Sua vita perfetta e priva di peccato, come pure alla Sua morte sacrificale, sono risorti con Cristo e posti in grado dallo Spirito Santo, di vivere per Dio. Paolo dice che: “la legge è certamente santa, e il comandamento santo, giusto e buono” (Ro. 7:12). Cristo non ha abolito la legge morale: ha ubbidito ad essa perfettamente in favore ed al posto del peccatore. Egli è morto per togliere la colpevolezza dovuta al peccato, ed Egli manda al credente lo Spirito Santo proprio affinché abbiano la capacità di ubbidire alla legge di Dio. Se Cristo ci avesse liberato dalla legge morale, come afferma l’apologeta omosessuale, allora non ci sarebbe stato bisogno che Lui morisse: se non c’è più legge, non c’è più nemmeno il peccato e la colpevolezza. Le uniche leggi che non sono più per noi vincolanti, sono quelle specificatamente legate alla terra di Israele e le leggi cerimoniali. Le leggi cerimoniali prefiguravano Gesù Cristo e la Sua opera con tipologie e figure. La legge morale di Dio e le leggi casistiche fondate sulla legge morale, sono ancora in vigore. La legge di Dio è fondata sulla Sua stessa natura e carattere: essa è quindi assoluta, immutabile, ed eterna.
E’ ovvio che la proibizione contro l’omosessualità non abbia nulla a che fare con il sistema sacrificale: chiaramente non sono di natura cerimoniale. Inoltre, se le leggi contro l’omosessualità fossero state intese solo per la nazione di Israele, allora perché l’omosessualità viene condannata in Sodomia, ben 400 anni prima che esistesse la nazione di Israele? “Proprio come Sodoma e Gomorra e le città vicine, che come loro si erano abbandonate alla fornicazione e si erano date a perversioni sessuali contro natura, sono state poste davanti come esempio, subendo la pena di un fuoco eterno…” (Giuda 7). Sebbene Sodomia fosse generalmente caratterizzata dalla malvagità, Genesi 19 presenta l’omosessualità come l’ultimo stadio della degenerazione. Gli uomini di Sodomia desideravano avere rapporti sessuali con gli ospiti di Lot ed erano pronti a violentarli, se necessario. Dio operò la distruzione totale di Sodoma e Gomorra. Sonora non fu distrutta solo perché gli abitanti di Sodoma si erano manifestati inospitali, come alcuni sostengono. Il solo fatto di non essere ospitali non spiegherebbe il giudizio totale di Dio. Dio distrusse totalmente la città, e solo Lot e la sua famiglia ne furono risparmiati.
Alcuni apologeti omosessuali sostengono che la legge di Dio condannasse solo la prostituzione cultuale maschile. Essi sostengono che l’omosessualità moderna non abbia nulla a che fare con l’omosessualità idolatra e pagana ed i riti della fertilità praticata in tempi antichi. Iddio condanna specificatamente la prostituzione maschile ed i riti di fertilità associati con essa; Deuteronomio 23:17,18 si applica certamente alla prostituzione cultuale. Però, Levitino 18:22 e 20:13 non menziona affatto la prostituzione cultuale: “Se uno ha relazioni carnali con un uomo come si hanno con una donna, ambedue hanno commesso cosa abominevole; saranno certamente messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro” (Levitino 20:13).
Il tentativo di legare ogni proibizione biblica dell’omosessualità soltanto al fenomeno dell’antica prostituzione cultuale rivela un ovvio pregiudizio pro omosessualità da parte di questi interpreti. Essi forzano il testo biblico tanto da farlo adattare allo stampo pro omosessuale. Sono disonesti con le chiare intenzioni del testo biblico. Essi guardano alla legge di Dio attraverso gli occhiali deformanti dei loro presupposti favorevoli all’omosessualità. Non è lecito condensare tre proibizioni distinte (Levitico 18:22; 20:13; Deuteronomio 23:17,18) come se si trattasse solo di una. Gli interpreti pro omosessualità lo sanno, ma a loro non importa, perché non sono interessati alla verità, ma solo a giustificare il loro comportamento perverso e malvagio. Inoltre, la loro stessa interpretazione potrebbe essere usata per giustificare pure i rapporti sessuali con capre e pecore, perché anche la bestialità faceva parte degli antichi riti della fertilità. Non fatevi illusioni: Iddio è contro l’omosessualità in ogni sua forma, sia cultuale che personale.
Le argomentazioni in favore dell’omosessualità non sono altro che pietose scuse per giustificare un comportamento che Dio odia e che chiaramente condanna: “Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v'ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio” (1 Corinzi 6:9,10). L’omosessualità era condannata da Dio secoli prima che venisse promulgata la legge (ad es. Genesi 19). Essa è esplicitamente condannata dalla legge di Dio (Levitico 18:22; 20:13). Come inoltre mostreremo, essa è chiaramente condannata nel Nuovo Testamento dall’apostolo Paolo.
Il Nuovo Testamento
Il Nuovo Testamento concorda con la condanna che l’Antico Testamento fa dell’omosessualità, e la conferma. Potrebbe forse un altro brano meglio esprimere la condanna dell’omosessualità che ciò che Paolo scrive nel primo capitolo di Romani? “Perciò Dio li ha abbandonati all'impurità nelle concupiscenze dei loro cuori, sì da vituperare i loro corpi tra loro stessi. Essi che hanno cambiato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura, al posto del Creatore che è benedetto in eterno. Amen. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami, poiché anche le loro donne hanno mutato la relazione naturale in quella che è contro natura. Nello stesso modo gli uomini, lasciata la relazione naturale con la donna, si sono accesi nella loro libidine gli uni verso gli altri, commettendo atti indecenti uomini con uomini, ricevendo in se stessi la ricompensa dovuta al loro traviamento. E siccome non ritennero opportuno conoscere Dio, Dio li ha abbandonati ad una mente perversa, da far cose sconvenienti ... Or essi, pur avendo riconosciuto il decreto di Dio secondo cui quelli che fanno tali cose sono degni di morte, non solo le fanno, ma approvano anche coloro che le commettono” (Romani 1:24-28,32).
Gli apologeti del comportamento omosessuale, tentano di aggirare Romani 1, affermando che Paolo qui condanna solo la concupiscenza omosessuale e la promiscuità, non relazioni omosessuali monogame ed amorevoli. Il problema di questa interpretazione pro omosessualità è che Paolo, in questo testo, non dà la benché minima indicazione di quest’idea. Questa idea deve essere imposta al testo perché chiaramente non vi è presente. Paolo era un esperto di intricati problemi etici. La sua condanna copre ogni forma di comportamento omosessuale: promiscuo, monogamo, o altrimenti. Se l’omosessualità fosse accettabile solo a certe condizioni, allora lo potrebbe anche essere la menzogna, l’omicidio, la calunnia, ed altri peccati elencati da Paolo. Sarebbero pronti gli apologeti omosessuali a sostenere che anche fare sesso con capre e pecore è permesso se il rapporto è amorevole e monogamo?
Altri apologeti dicono che qui Paolo si riferiva solo alla prostituzione cultuale greca. Il testo, però, non dice nulla sulla prostituzione omosessuale greca. Paolo concentra la sua attenzione qui su ciò che avviene quando si respinge Dio da tutti i nostri pensieri per adorare degli idoli. Paolo qui discute di comportamento morale personale. Quando si abbandona Dio, il nostro comportamento personale diventa perverso. Se qui Paolo avesse condannato solo la prostituzione cultuale greca, perché allora la Chiesa primitiva condannava tutte le forme di omosessualità? Come mai ogni ramo della Chiesa cristiana ed ogni denominazione ha sempre condannato ogni forma di omosessualità per quasi 2000 anni? E’ stato solo dagli anni 70 del XX secolo che l’omosessualità ha cominciato a ricevere accoglienza nella società. Non è un caso che proprio quelle chiese che hanno cambiato la loro posizione sull’omosessualità siano le stesse chiese liberali che respingono l’autorità divina della Scrittura. Se Cristo e gli apostoli accettavano l’omosessualità monogama, perché allora la Chiesa apostolica l’aveva universalmente condannata?
La teoria della pederastia
Il tentativo più abile di ripudiare la condanna che Paolo fa dell’omosessualità, è la teoria della pederastia. Questa concezione afferma che Paolo, seguendo la cultura greca, condannasse solo lo sfruttamento sessuale ed emotivo dei giovanetti da parte degli uomini. Questa concezione presuppone che Paolo sia solo un prodotto della cultura greca pagana del suo tempo. La Bibbia, però, insegna chiaramente che Paolo scriveva sotto la direzione soprannaturale dello Spirito Santo (2 Pietro 3:15,16). Per comprendere la concezione del mondo di Paolo, non bisogna guardare alla Grecia pagana o a Roma, ma all’Antico Testamento, all’insegnamento di Gesù Cristo e degli altri apostoli. La condanna che Paolo fa dell’omosessualità è del tutto coerente con la legge di Dio rivelata a Mosè, e ne è continuazione. La pederastia è sbagliata ed è condannata da Dio, proprio perché è una forma, o un aspetto, dell’omosessualità. Essa è pure peccaminosa e cattiva perché è una forma di attività sessuale al di fuori del matrimonio legittimo, monogamo ed eterosessuale. L’omosessualità è sbagliata, non importa quale sia l’età dei partecipanti. L’idea che una volta che due maschi raggiungano l’età di 18 anni, Dio approvi che essi facciano sesso anale o orale, è assurda. Paolo condannava questi comportamenti folli e malvagi molto tempo fa: “noi sappiamo che la legge è buona, se uno la usa legittimamente; sapendo questo, che la legge non è stata istituita per il giusto, ma per gli empi e i ribelli, per i malvagi e i peccatori, per gli scellerati e i profani, per coloro che uccidono padre e madre, per gli omicidi, per i fornicatori, per gli omosessuali, per i rapitori, per i falsi, per gli spergiuri, e per qualsiasi altra cosa contraria alla sana dottrina” (1 Timoteo 1:8-10).
Atto ed orientamento
Qualsiasi discussione sull’omosessualità sarebbe incompleta senza discutere la questione della differenza fra atto ed orientamento. Molti omosessuali dicono: “Io sono nato omosessuale – Dio mi ha fatto così. quindi, i miei pensieri, desideri, e stile di vita, non dovrebbero essere condannati”. Se vi sono delle persone che nascono con una predisposizione verso il comportamento omosessuale, forse che questo rende i loro desideri e comportamenti omosessuali accettabili per Dio? Assolutamente no!
La dottrina biblica sul peccato originale insegna che tutti nascono con una natura o disposizione peccaminosa. Il primo uomo, Adamo, era, davanti a Dio, il capo e rappresentante dell’intera razza umana. Quando Adamo peccò, la colpevolezza e la contaminazione del peccato passò all’intera razza umana (Romani 5:12,17,19). Ogni persona (eccetto Gesù Cristo, concepito dallo Spirito Santo) nasce con una natura peccaminosa. E’ sbagliato dire: “Dio mi ha reso omosessuale (o bugiardo, o omicida)”, perché il peccato non ha preso origine da Dio, ma dall’uomo (cioè dal nostro progenitore Adamo).
Il fatto che ogni essere umano nasca con un orientamento (o propensione) verso il peccato, non giustifica desideri o comportamenti peccaminosi. La Bibbia dice che tutti nascono bugiardi (Salmo 58:3), eppure la Bibbia dice che la menzogna è un peccato (Esodo 20:16; Deuteronomio 5:20). Inoltre essa dice che i bugiardi non entreranno nel regno di Dio (Apocalisse 21:27). Se vi sono alcuni che nascono con la tendenza a rubare, ad essere omosessuale, omicida, sadomasochista o alla bestialità, alla mutilazione, ecc. questo non giustifica il loro comportamento peccaminoso. L’argomentazione che la tendenza all’omosessualità la renda in qualche modo accettabile a Dio, potrebbe essere usata per giustificare ogni comportamento peccaminoso. Questo ragionamento distrugge la responsabilità personale, priva di significato la stessa legge di Dio, e non necessaria l’opera salvifica di Gesù Cristo. Tutti dovranno rendere conto di sé stessi a Dio per ogni loro pensiero, parola ed azione, indipendentemente dal loro “orientamento” di fondo. Accusare Dio di avere impresso in noi una certa tendenza e che per questo sia inevitabile, potrà forse far sentire meglio qualche omosessuale, ma non reggerà di fronte al giudizio di Dio, quando tutti gli omosessuali impenitenti saranno gettati all’inferno (1 Corinzi 6:9-10; Apocalisse 21:27). La Bibbia, inoltre, insegna che le creature umane non possono accusare Dio dei loro comportamenti peccaminosi, perché Dio non tenta l’uomo. E’ dalle proprie passioni che uomini e donne vengono sospinti qui e là: “Nessuno, quando è tentato dica: «Io sono tentato da Dio», perché Dio non può essere tentato dal male, ed egli stesso non tenta nessuno. Ciascuno invece è tentato quando è trascinato e adescato dalla propria concupiscenza. Poi quando la concupiscenza ha concepito, partorisce il peccato e il peccato, quando è consumato, genera la morte” (Giacomo 1:13-15).
Alcuni sostengono che, ad essere immorali, siano gli atti omosessuali, e non i sentimenti o desideri che sono innati, quindi inevitabili, quindi non peccaminosi. Certo, la Bibbia insegna che essere tentati non è peccato (Cristo fu tentato, eppure non commise peccato, Ebrei 2:18). Ciò che è peccato è quando una persona coltiva ciò a cui è tentata, fantastica e fa piani su come realizzare quel comportamento peccaminoso. La Bibbia chiaramente insegna che peccato non è solo commettere di fatto ciò che Dio proibisce, ma pure avere desideri e pensieri immorali.
Gesù Cristo proibisce il solo bramare rapporti sessuali eterosessuali illeciti in Matteo 5:27-29. Gesù dice che quando un uomo guarda una donna desiderandola, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore (Matteo 5:28). L’idea di condannare solo l’atto esteriore, ma non la bramosia interiore, era una dottrina dei Farisei che Cristo condanna fermamente (Matteo 5:21,22; 15:19,20). L’apostolo Paolo condanna i desideri cattivi e le fantasie empie: “Fate dunque morire le vostre membra che sono sulla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e avidità, che è idolatria” (Colossesi 3:5). Paolo dice che i cristiani devono santificare (rendere santi) i loro stessi pensieri (Filippesi 4:8). Giacomo dice che se i desideri non vengono controllati, il peccato ne conseguirà (Giacomo 4:1). I desideri illeciti di carattere omosessuale sono condannati in Romani 1:24,26,27. Il profeta Isaia dice: “Lasci l'empio la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri, e ritorni all'Eterno che avrà compassione di lui, e al nostro DIO che perdona largamente” (Isaia 55:7), intendendo che il ravvedimento implica anche i pensieri. Dato che la Bibbia condanna i desideri illeciti insieme agli atti illeciti, non può esistere alcun “omosessuale cristiano” come non può esistere un omicida cristiano o un ladro cristiano. Quando un omosessuale diventa cristiano, questi deve combattere nella sua vita sia i pensieri che gli atti omosessuali, e liberarsene. A volte potrà anche essere tentato, ma si rifiuterà di fantasticare e di commettere tali atti abominevoli. “Quanto al rimanente, fratelli, tutte le cose che sono veraci, tutte le cose che sono oneste, tutte le cose che sono giuste, tutte le cose che sono pure, tutte le cose che sono amabili, tutte le cose che sono di buona fama, se vi è qualche virtù e se vi è qualche lode, pensate a queste cose” (Filippesi 4:8). “…queste cose avvennero come esempi per noi, affinché non desideriamo cose malvagie come essi fecero” (1 Corinzi 10:6).
Conclusione
La condanna che la Bibbia fa dell’omosessualità è molto chiara e molto forte. Dio dice che l’omosessualità è “un’abominazione”, cioè cosa che Dio odia, aborre e intensamente detesta. L’Antico Testamento insegna che coloro che commettono il crimine dell’omosessualità dovrebbero essere messi a morte (Le. 18:22, 20:14). Il Nuovo Testamento è in pieno accordo, e Paolo dice che il comportamento omosessuale è “degno di morte” (Romani 1:32). Non si tratta di un’opinione umana, ma del chiaro insegnamento della Parola di Dio.
Coloro che affermano la necessità di essere compassionevoli verso gli omosessuali giustificando ed approvando il loro comportamento perverso, sono dei bugiardi e dei falsi maestri. Il loro tentativo di re-interpretare la Bibbia per far si che essa accetti l’omosessualità, non è niente di più che le scuse pietose di coloro che non intendono ravvedersi. Non fanno altro che portare gli omosessuali sulla via spaziosa che conduce alla perdizione (Matteo 7:13). Sono loro i veri nemici della comunità omosessuale.
La tua sola speranza è accogliere ciò che Dio dice al riguardo del tuo comportamento peccaminoso. Se vuoi ravvederti dai tuoi peccati e credere in Gesù Cristo, devi prima essere persuaso che il tuo comportamento è sbagliato, perverso e meritevole di condanna. Dopo aver detto che gli omosessuali saranno esclusi dal regno di Dio, Paolo dice: “Or tali eravate già alcuni di voi; ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù e mediante lo Spirito del nostro Dio” (1 Corinzi 6:11). Nella chiesa di Corinto, perciò c’erano pure omosessuali che avevano abbandonato il loro precedente stile di vita essendo stati liberati dal loro peccato. Essi se ne erano ravveduti ed avevano creduto a Gesù Cristo.
Gesù Cristo, come viene presentato dalle Scritture, è la sola speranza del peccatore: “in nessun altro vi è la salvezza, poiché non c'è alcun altro nome sotto il cielo che sia dato agli uomini, per mezzo del quale dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12). Se riponi in Lui la tua fede, tutti i tuoi peccati ti saranno perdonati: “poiché se confessi con la tua bocca il Signore Gesù, e credi nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato. Col cuore infatti si crede per ottenere giustizia e con la bocca si fa confessione, per ottenere salvezza, perché la Scrittura dice: «Chiunque crede in lui non sarà svergognato»” (Romani 10:9-11).
Il sangue privo di peccato di Cristo è in grado di rimuovere la colpevolezza e la maledizione del peccato. La Sua vita perfetta, priva di peccato, viene donata a coloro che credono in Lui. Quando i cristiani appariranno davanti a Dio nel giorno del giudizio, essi saranno rivestiti della perfetta giustizia di Cristo. I credenti possono accedere al paradiso solo per i meriti di Gesù Cristo. Quando Gesù Cristo risorse dai morti il terzo giorno, questo fu la prova che il Suo sacrificio era stato accolto da Dio Padre. Cristo risorse vittorioso sul peccato, sulla colpa, sulla morte e sull’inferno per chiunque ripone in Lui la sua fiducia. Dopo la Sua risurrezione Cristo, come Mediatore fra Dio e l’uomo, fu fatto Re e Signore di ogni cosa sia in cielo che sulla terra. “Ravvedetevi dunque e convertitevi, affinché i vostri peccati siano cancellati, e perché vengano dei tempi di refrigerio dalla presenza del Signore” (Atti 3:19).
Se desideri discutere il contenuto di questo saggio o sei interessato ad uno studio biblico, scrivi, per favore, all’indirizzo qui indicato.
Brian Schwertley
Tutte le citazioni bibliche sono tratte dalla versione “Nuova Diodati”, ediz. La buona Novella, Brindisi, 1991
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mercoledì 9 giugno 2010
Che cosa dice la Bibbia sull’omosessualità? L’omosessualità è un peccato?
Che cosa dice la Bibbia sull’omosessualità? L’omosessualità è un peccato?
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Domanda: "Che cosa dice la Bibbia sull’omosessualità? L’omosessualità è un peccato?"
Risposta: La Bibbia ci dice costantemente che l’attività omosessuale è un peccato (Genesi 19:1-13; Levitico 18:22; Romani 1:26-27; 1 Corinzi 6:9). Romani 1:26-27 insegna specificamente che l’omosessualità è un risultato dell’aver negato e disubbidito a Dio. Quando una persona persevera nel peccato e nell’incredulità, la Bibbia ci dice che Dio la “abbandona” a peccati ancor più malvagi e depravati per mostrarle che la vita senza Dio è inutile e senza speranza. 1 Corinzi 6:9 afferma che né gli “effeminati” né i “sodomiti” erediteranno il regno di Dio.
Dio non crea una persona con desideri omosessuali. La Bibbia ci dice che una persona diventa omosessuale a causa del peccato (Romani 1:24-27) e, in definitiva, per propria scelta. Una persona potrebbe nascere con una maggiore predisposizione all’omosessualità, così come alcuni nascono con la tendenza alla violenza e ad altri peccati. Questo non scusa la persona che sceglie di peccare cedendo ai suoi desideri peccaminosi. Se una persona nasce con una maggiore predisposizione all’ira o alla rabbia, questo la giustifica forse a cedere a tali desideri? No di certo! Vale lo stesso per l’omosessualità.
Tuttavia, la Bibbia non descrive l’omosessualità come il peccato “maggiore” di tutti gli altri. Tutti i peccati offendono Dio. L’omosessualità è semplicemente una delle molte cose elencate in 1 Corinzi 6:9-10 che escludono dal regno di Dio. Secondo la Bibbia, il perdono di Dio è a disposizione dell’omosessuale proprio come lo è di un adultero, di un idolatra, di un omicida, di un ladro, ecc. Dio promette anche la forza per la vittoria sul peccato, omosessualità inclusa, a tutti coloro che crederanno in Gesù Cristo per la loro salvezza (1 Corinzi 6:11; 2 Corinzi 5:17).
http://www.gotquestions.org/italiano/omosessualita-peccato.html
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Domanda: "Che cosa dice la Bibbia sull’omosessualità? L’omosessualità è un peccato?"
Risposta: La Bibbia ci dice costantemente che l’attività omosessuale è un peccato (Genesi 19:1-13; Levitico 18:22; Romani 1:26-27; 1 Corinzi 6:9). Romani 1:26-27 insegna specificamente che l’omosessualità è un risultato dell’aver negato e disubbidito a Dio. Quando una persona persevera nel peccato e nell’incredulità, la Bibbia ci dice che Dio la “abbandona” a peccati ancor più malvagi e depravati per mostrarle che la vita senza Dio è inutile e senza speranza. 1 Corinzi 6:9 afferma che né gli “effeminati” né i “sodomiti” erediteranno il regno di Dio.
Dio non crea una persona con desideri omosessuali. La Bibbia ci dice che una persona diventa omosessuale a causa del peccato (Romani 1:24-27) e, in definitiva, per propria scelta. Una persona potrebbe nascere con una maggiore predisposizione all’omosessualità, così come alcuni nascono con la tendenza alla violenza e ad altri peccati. Questo non scusa la persona che sceglie di peccare cedendo ai suoi desideri peccaminosi. Se una persona nasce con una maggiore predisposizione all’ira o alla rabbia, questo la giustifica forse a cedere a tali desideri? No di certo! Vale lo stesso per l’omosessualità.
Tuttavia, la Bibbia non descrive l’omosessualità come il peccato “maggiore” di tutti gli altri. Tutti i peccati offendono Dio. L’omosessualità è semplicemente una delle molte cose elencate in 1 Corinzi 6:9-10 che escludono dal regno di Dio. Secondo la Bibbia, il perdono di Dio è a disposizione dell’omosessuale proprio come lo è di un adultero, di un idolatra, di un omicida, di un ladro, ecc. Dio promette anche la forza per la vittoria sul peccato, omosessualità inclusa, a tutti coloro che crederanno in Gesù Cristo per la loro salvezza (1 Corinzi 6:11; 2 Corinzi 5:17).
http://www.gotquestions.org/italiano/omosessualita-peccato.html
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Cosa dice la Bibbia circa l'omosessualità?
Cosa dice la Bibbia circa l'omosessualità?
"Non v'ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio" (1 Corinzi 6:9-10, cf. Lev. 18:22).
"Perciò Dio li ha abbandonati a passioni infami: infatti le loro donne hanno cambiato l'uso naturale in quello che è contro natura; similmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri commettendo uomini con uomini atti infami, ricevendo in loro stessi la meritata ricompensa del proprio traviamento" (Romani 1:26-27).
Gesù offre però la possibilità, a chiunque vuole, di ricevere perdono e liberazione:
"E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio" (1 Corinzi 6:11).
"Ravvedetevi dunque e convertitevi, perché i vostri peccati siano cancellati" (Atti 3:19).
L' omosessualità
dal punto di vista cristiano
Siamo oggi sottoposti, in ogni ambiente, ad un intenso battage teso a far sì che anche nella chiesa cristiana si accetti ed si approvi l’omosessualità come uno stile di vita e una preferenza sessuale al pari di ogni altra. Coloro che, su base morale o religiosa, vi si oppongono, vengono di solito dipinti come ignoranti bigotti e razzisti, degli "omofobi", portatori di pregiudizi superati.
Sebbene sia vero che nel mondo sono esistite ed esistono persone che odiano gli omosessuali, ogni cristiano che sia veramente tale non odia gli omosessuali così come non odia nessun'altra persona. Secondo gli insegnamenti di Cristo non è mai ammissibile la derisione, la calunnia, la violenza o l’odio né verso l’omosessuale, né verso chiunque altro.
Sebbene un cristiano debba trattare l’omosessuale come ogni altra persona, egli deve anche essere biblicamente onesto con lui.
Il modello stabilito da Dio
Ai primordi dell’umanità, Dio crea un uomo ed una donna. Non crea due uomini, o due donne. La creazione di un uomo e di una donna per essere marito e moglie è il modello o paradigma di base di ogni rapporto approvato da Dio e secondo natura.
Gesù stesso cita questo modello (Genesi 2:24) quando spiega che poligamia e divorzio sono condannati da Dio, poiché Egli disapprova i rapporti sessuali al di fuori del matrimonio monogamo ed eterosessuale - quindi anche i rapporti omosessuali, l’adulterio, e così via.
Nell'Antico Testamento, Dio dice al suo popolo: “Non avrai relazioni carnali con un uomo, come si hanno con una donna” (Lev. 18:22).
Il Nuovo Testamento conferma: “Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami, poiché anche le loro donne hanno mutato la relazione naturale in quella che è contro natura. Nello stesso modo gli uomini, lasciata la relazione naturale con la donna, si sono accesi nella loro libidine gli uni verso gli altri, commettendo atti indecenti uomini con uomini, ricevendo in se stessi la ricompensa dovuta al loro traviamento” (Romani 1:24-28).
Un passo particolarmente esplicito è 1 Corinzi 6:10: “Non v'ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio.”
Quanto è meraviglioso constatare però che il verso che segue subito dopo, mette in evidenza la possibilità e la grazia che è offerta a chiunque chiede al Signore di cambiare la propria vita. Il verso 11 continua: “E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo...”
Scelta o tendenza?
Vorrei discutere brevemente la questione della differenza fra atto ed orientamento. Molti omosessuali dicono: “Io sono nato omosessuale – Dio mi ha fatto così. Quindi, i miei pensieri, desideri, e stile di vita, devono essere riconosciuti”. Se vi sono delle persone che nascono con una predisposizione verso il comportamento omosessuale questo, davanti a Dio, non ne giustifica la pratica.
Tutti gli esseri umani nascono con una disposizione al peccato. Il primo uomo, Adamo, fu il capostipite della razza umana. Da quando egli preferì il peccato a Dio, ogni persona, ogni suo discendente, nasce con quella stessa propensione. È sbagliato dire: “Dio mi ha creato così”, perché il peccato non ha preso origine da Dio, ma dall’uomo.
Il fatto che ogni essere umano nasca con un orientamento o propensione a fare ciò che agli occhi di Dio è sbagliato, non giustifica quei desideri o comportamenti. La Bibbia dice che tutti nascono bugiardi (Salmo 58:3), eppure essa dice che la menzogna è un peccato (Esodo 20:16; Deuteronomio 5:20), e che i bugiardi non entreranno nel regno di Dio (Apocalisse 21:27).
L’argomentazione che la tendenza all’omosessualità la renda in qualche modo accettabile a Dio, potrebbe essere usata per giustificare qualsiasi altro comportamento. Questo ragionamento distrugge la responsabilità personale e priva di significato ogni comandamento di Dio. Tutti dovranno rendere conto di sé stessi a Dio per ogni loro pensiero, parola ed azione, indipendentemente dal loro “orientamento” di fondo. Accusare Dio di avere impresso in noi una certa tendenza e che per questo sia inevitabile, potrà forse far sentire meglio qualcuno, ma non reggerà di fronte al giudizio di Dio (1 Corinzi 6:9-10; Apocalisse 21:27).
La Bibbia, inoltre, dice chiaramente che Dio non tenta l’uomo. È dalle proprie passioni che uomini e donne vengono sospinti: “Nessuno, quando è tentato dica: «Io sono tentato da Dio», perché Dio non può essere tentato dal male, ed egli stesso non tenta nessuno. Ciascuno invece è tentato quando è trascinato e adescato dalla propria concupiscenza. Poi quando la concupiscenza ha concepito, partorisce il peccato e il peccato, quando è consumato, genera la morte” (Giacomo 1:13-15).
Alcuni sostengono che certi sentimenti o desideri sono innati, inevitabili, e quindi non peccaminosi. Certamente, essere tentati non è peccato (Gesù fu tentato come noi, eppure non commise peccato; v. Ebrei 2:18). Ciò che è peccato è quando una persona coltiva ciò a cui è tentata, fantastica e fa piani su come realizzare quel comportamento. La Bibbia chiaramente insegna che peccato non è solo commettere di fatto ciò che Dio proibisce, ma pure avere desideri e pensieri immorali. Come ebbe a dire Martin Lutero: “Non posso impedire agli uccelli di volarmi sopra la testa, ma posso far in modo che non nidifichino tra i miei capelli!”
Gesù Cristo chiama peccato anche il solo bramare rapporti sessuali illeciti (Matteo 5:27-29). Egli dice che quando un uomo guarda una donna desiderandola, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore (verso 5:28). L’idea di condannare solo l’atto esteriore, ma non la bramosia interiore, era una dottrina farisaica che Cristo disapprova fermamente (Matteo 5:21,22; 15:19,20).
Quando il profeta Isaia dice: “Lasci l'empio la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri, e ritorni all'Eterno che avrà compassione di lui, e al nostro Dio che perdona largamente” (Isaia 55:7), intende che il ravvedimento implica anche i pensieri. Dato che la Bibbia condanna i desideri illeciti insieme agli atti illeciti, non può esistere alcun “omosessuale cristiano” come non può esistere un bugiardo cristiano o un adultero cristiano che non sia cristiano solo di nome. Si può dire di credere in Dio, ma essere cristiani significa anche obbedire a Dio, non soltanto credere.
“Lavatevi, purificatevi, togliete davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni... Poi venite, e discutiamo, dice il Signore: Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come la lana” (Isaia 1:16-18).
Omosessuali si nasce o si diventa?
Ciascuna delle 300 milioni di cellule che compongono il nostro corpo contiene dei cromosomi nei quali c'è scritto, o "maschio" (XY) oppure "femmina" (XX). A eccezione di rarissime anomalie cromosomiche, questo dato è fisso e inalterabile. Non c'è nulla di più tragico del cosiddetto "transessuale" - peggio ancora, chi si è fatto fare un intervento chirurgico irreversibile per apparire femmina, quando per la natura e per Dio rimane irrevocabilmente maschio, o viceversa.
Alcuni hanno ipotizzato che certi fattori biologici come la concentrazione di ormoni possano determinare gli orientamenti sessuali, ma queste idee non hanno trovato conferma.
La teoria che "si nasce omosessuali", se da una parte serve ad anestetizzare la coscienza di chi vuole restare così, dall'altra distrugge la speranza di chi vuole uscirne. Esistono moltissime testimonianze di persone che, a un certo punto della loro vita, hanno cercato e trovato liberazione da quella che consideravano, per sentito dire, una condizione irreversibile, e che oggi vivono con gioia la loro vita.
Lo psicoterapeuta Joseph Nicolosi scrive: “Nasciamo tutti eterosessuali, però sappiamo quanto l'immagine che abbiamo di noi stessi influenzi il nostro comportamento e, naturalmente, ciò vale in particolare per i giovani. Ora qualcuno obietterà: «Già nell'antica Grecia c'erano omosessuali...» Sbagliato. C'erano persone con un comportamento omosessuale, ma non erano «nati omosessuali». L'idea dell'identità omosessuale risale solo a circa cento anni fa. Si tratta di un concetto politico, che si sottrae ad ogni fondamento psicologico. Colin Cook, un ex-omosessuale, descrisse così questo fatto: «La nostra eterosessualità giace sepolta sotto mille paure»”.
L'attrazione omosessuale nel bambino e nell'adolescente
Alcune ragioni per cui ritengo che l'omosessualità inizi nell'infanzia sono le seguenti:
1) Esperienze omosessuali di qualsiasi sorta non volute (o accettate innocentemente senza sapere di che si trattassero) avute durante l'infanzia o l'adolescenza.
Coloro che hanno avuto queste esperienze sentiranno facilmente delle attrazioni (anche combattute e non volute) nei confronti di altri del proprio sesso. Questo perché volendo o non volendo (ad esempio in caso di abusi) hanno stabilito dei legami affettivi con il proprio sesso nella sfera della sessualità.
Spesso queste persone vivranno estremamente male la propria sessualità e potranno anche addentrarsi in forme peggiori di rapporti omosessuali.
Cosa puoi fare:
- Capisci e rifletti con calma su quello che è successo in passato per portarti fino a oggi.
- In preghiera perdona le persone che ti hanno coinvolto permettendo a Dio di mostrarti il Suo amore per te e la Sua volontà di guarirti dentro da tutto ciò che ti ha portato a oggi.
- Chiedi perdono a Dio per tutto ciò che hai capito di aver commesso.
- Prega per la guarigione nel nome di Gesù sapendo che è Sua volontà che tu guarisca dalle sofferenze che hai dentro.
- Inizia la tua nuova vita quando senza più odio o rancore guardi il tuo passato con la certezza della tua guarigione interiore o del percorso per arrivare alla guarigione completa. Agli occhi di Dio il tuo passato è cancellato e i tuoi peccati non esistono più.
- Abbandona l'omosessualità sapendo che non sei "destinato" ad essere omosessuale. Continua a chiedere a Cristo di essere vicino a te e di aiutarti ad iniziare una nuova esperienza libera da ogni legame.
- Non arrenderti mai, anche se ricadi, prega e rialzati.
2) Identificazione sin dall'infanzia nell'altro sesso.
Classicamente i maschi appartenenti a questo gruppo vengono chiamati "effeminati". Ci sono infinite possibilità perché questo avvenga, ad esempio:
- I genitori volevano una femmina, invece è nato un maschio e quindi lo hanno trattato sempre come una femmina o viceversa.
- Per un qualche gusto in comune con il sesso opposto la frequentazione si è poi sviluppata in una socializzazione sempre maggiore fino ad arrivare ad identificarsi col gruppo e ad acquisirne i comportamenti e i gusti.
- La figura paterna era del tutto assente dalla vita quotidiana (o perché non c'era o perché era sempre fuori), così il bambino si è identificato pienamente nella madre. Vengono ripresi anche vari gusti e atteggiamenti.
Cosa puoi fare:
- Analizza bene la strada del passato che ti ha portato da un semplice fatto di gusti o altro ad una identificazione completa portata agli eccessi di oggi.
- In preghiera chiedi a Dio di darti nel nome di Gesù una nuova vita, e di ristabilire in te un nuovo modello interiore di riferimento. Scoprirai di avere un'identità che ti era nascosta o sembrava perduta fino ad oggi.
- Non arrenderti, vincerai perché è Gesù che opera in te se lo lasci operare.
L'omosessualità in età adulta
C'è poi chi è arrivato all'omosessualità volontariamente in età adolescenziale-adulta. Anche in questo caso bisogna solo capire che la via di uscita c'è.
Cosa puoi fare:
- Capisci e analizza il tuo percorso fatto per arrivare a oggi.
- Chiedi a Dio di farti capire come Lui vede ciò che fai e che hai fatto.
- Segui gli ultimi consigli visti nel paragrafo precedente.
L'omosessualità è genetica?
Nel 1993 i media hanno diffuso la notizia che l'omosessualità è genetica perché, dissero, era stato trovato il "gene dell'omosessualità". Questa informazione apparve su prestigiosi quotidiani e riviste come Science, Time, The Wall Street Journal, The New York Times e su vari telegiornali e riviste nel mondo.
Moltissime persone dopo aver letto o sentito questa notizia molto probabilmente hanno spento la TV o chiuso il giornale con l'idea che l'omosessualità era genetica.
Vediamo i fatti:
L'autore dello studio era il genetista molecolare Dean Hamer che affermava di aver trovato il "linkage" dell'omosessualità nell'area q28 del cromosoma X per i maschi omosessuali. Con il suo studio affermava di aver dimostrato che l'omosessualità era genetica.
Pochi sanno che:
- Dean Hamer è lui stesso un gay.
- Un collegamento nei cromosomi relativo ad una caratteristica non è necessariamente genetico. Il colore degli occhi è una caratteristica puramente genetica.
- I tratti comportamentali non determinano il futuro della persona, e comunque possono essere vinti.
- Dimostrare che un tratto comportamentale non è solo biologico ma anche genetico va ben oltre le nostre capacità di ricerca data la complessità delle interazioni.
- Per fare una ricerca abbastanza seria sarebbero state necessarie almeno 8000 persone da studiare. Lo studio di Hamer è lontanissimo da questa cifra (aveva studiato solo 40 paia di gemelli).
- Quattro mesi dopo aver pubblicato lo studio di Hamer, Science si è corretta presentando l'errata interpretazione e conclusione basata sui dati ottenuti da Hamer.
L'articolo scritto in risposta ha dimostrato che i risultati dello studio di Hamer si soffermavano poco sull'evidenza scientifica. Hamer ha risposto dicendo che le sue ricerche non erano conclusive sulla correlazione tra Xq28 e la sessualità, ma che a lui "sembrava così" per alcune delle famiglie che aveva studiato.
Hamer è stato successivamente accusato dal mondo scientifico di aver fatto un uso improprio (parziale) di statistiche e citazioni.
Nel 1995 Hamer è stato indagato dall'Office of Research Integrity at the Department of Health and Human Services che lo ha accusato di aver citato solo risultati parziali dei suoi studi.
Uno studio al quale Hamer si rifaceva per dimostrare la sua conclusione era quello fatto in Canada da quattro ricercatori che sin dal 1989 avevano fatto studi sui gemelli per trovare il collegamento con l'omosessualità. Il loro studio era di gran lunga più vasto di quello di Hamer. Infatti questi ricercatori hanno concluso: "Non ci è chiaro come mai i nostri studi sono così diversi dallo studio iniziale di Hamer. Dato che il nostro studio è stato più vasto di quello di Hamer, avremmo sicuramente avuto capacità adeguate per determinare un effetto genetico così grande come è stato riportato da quello studio. Invece, i nostri dati non supportano la presenza di un gene di grande effetto da influenzare l'orientamento sessuale nella posizione Xq28" (Science, 1999).
Insomma una ricerca più vasta di quella di Hamer citata da lui stesso a suo favore, ha negato le sue conclusioni e anche il collegamento attestato da Hamer.
Il neurologo George Rice ha studiato il DNA delle 52 paia di gemelli omosessuali della ricerca citata da Hamer per vedere se i risultati di Hamer erano minimamente attendibili. Ha dovuto concludere che le loro sequenze del Xq28 non erano simili eccetto per elementi puramente casuali e non associabili.
Chiaramente la quasi totalità dei media, dopo aver annunciato che l'omosessualità era genetica non si è degnata di fare controinformazione per mostrare la verità... Forse era meno sensazionale?
L'omosessualità dunque non è genetica.
Pochi sanno che tutte le ricerche scientifiche serie hanno attestato non solo questo fatto, ma anche che chiunque può uscire dall'omosessualità. Tra questi il già citato Dr. Nicolosi, direttore dell'Associazione Nazionale Ricerca e Terapia dell'Omosessualità, ha attestato dopo 10 anni di esperienza che dall'omosessualità si può uscire (marzo 2003).
Spero di essere stato d'aiuto ai lettori e che possano trovare la vera forza in Cristo per uscire da qualsiasi problema della nostra vita.
Dio sia con voi.
http://camcris.altervista.org/sessualita.html
http://camcris.altervista.org/omoses.html
"Non v'ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio" (1 Corinzi 6:9-10, cf. Lev. 18:22).
"Perciò Dio li ha abbandonati a passioni infami: infatti le loro donne hanno cambiato l'uso naturale in quello che è contro natura; similmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri commettendo uomini con uomini atti infami, ricevendo in loro stessi la meritata ricompensa del proprio traviamento" (Romani 1:26-27).
Gesù offre però la possibilità, a chiunque vuole, di ricevere perdono e liberazione:
"E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio" (1 Corinzi 6:11).
"Ravvedetevi dunque e convertitevi, perché i vostri peccati siano cancellati" (Atti 3:19).
L' omosessualità
dal punto di vista cristiano
Siamo oggi sottoposti, in ogni ambiente, ad un intenso battage teso a far sì che anche nella chiesa cristiana si accetti ed si approvi l’omosessualità come uno stile di vita e una preferenza sessuale al pari di ogni altra. Coloro che, su base morale o religiosa, vi si oppongono, vengono di solito dipinti come ignoranti bigotti e razzisti, degli "omofobi", portatori di pregiudizi superati.
Sebbene sia vero che nel mondo sono esistite ed esistono persone che odiano gli omosessuali, ogni cristiano che sia veramente tale non odia gli omosessuali così come non odia nessun'altra persona. Secondo gli insegnamenti di Cristo non è mai ammissibile la derisione, la calunnia, la violenza o l’odio né verso l’omosessuale, né verso chiunque altro.
Sebbene un cristiano debba trattare l’omosessuale come ogni altra persona, egli deve anche essere biblicamente onesto con lui.
Il modello stabilito da Dio
Ai primordi dell’umanità, Dio crea un uomo ed una donna. Non crea due uomini, o due donne. La creazione di un uomo e di una donna per essere marito e moglie è il modello o paradigma di base di ogni rapporto approvato da Dio e secondo natura.
Gesù stesso cita questo modello (Genesi 2:24) quando spiega che poligamia e divorzio sono condannati da Dio, poiché Egli disapprova i rapporti sessuali al di fuori del matrimonio monogamo ed eterosessuale - quindi anche i rapporti omosessuali, l’adulterio, e così via.
Nell'Antico Testamento, Dio dice al suo popolo: “Non avrai relazioni carnali con un uomo, come si hanno con una donna” (Lev. 18:22).
Il Nuovo Testamento conferma: “Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami, poiché anche le loro donne hanno mutato la relazione naturale in quella che è contro natura. Nello stesso modo gli uomini, lasciata la relazione naturale con la donna, si sono accesi nella loro libidine gli uni verso gli altri, commettendo atti indecenti uomini con uomini, ricevendo in se stessi la ricompensa dovuta al loro traviamento” (Romani 1:24-28).
Un passo particolarmente esplicito è 1 Corinzi 6:10: “Non v'ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio.”
Quanto è meraviglioso constatare però che il verso che segue subito dopo, mette in evidenza la possibilità e la grazia che è offerta a chiunque chiede al Signore di cambiare la propria vita. Il verso 11 continua: “E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo...”
Scelta o tendenza?
Vorrei discutere brevemente la questione della differenza fra atto ed orientamento. Molti omosessuali dicono: “Io sono nato omosessuale – Dio mi ha fatto così. Quindi, i miei pensieri, desideri, e stile di vita, devono essere riconosciuti”. Se vi sono delle persone che nascono con una predisposizione verso il comportamento omosessuale questo, davanti a Dio, non ne giustifica la pratica.
Tutti gli esseri umani nascono con una disposizione al peccato. Il primo uomo, Adamo, fu il capostipite della razza umana. Da quando egli preferì il peccato a Dio, ogni persona, ogni suo discendente, nasce con quella stessa propensione. È sbagliato dire: “Dio mi ha creato così”, perché il peccato non ha preso origine da Dio, ma dall’uomo.
Il fatto che ogni essere umano nasca con un orientamento o propensione a fare ciò che agli occhi di Dio è sbagliato, non giustifica quei desideri o comportamenti. La Bibbia dice che tutti nascono bugiardi (Salmo 58:3), eppure essa dice che la menzogna è un peccato (Esodo 20:16; Deuteronomio 5:20), e che i bugiardi non entreranno nel regno di Dio (Apocalisse 21:27).
L’argomentazione che la tendenza all’omosessualità la renda in qualche modo accettabile a Dio, potrebbe essere usata per giustificare qualsiasi altro comportamento. Questo ragionamento distrugge la responsabilità personale e priva di significato ogni comandamento di Dio. Tutti dovranno rendere conto di sé stessi a Dio per ogni loro pensiero, parola ed azione, indipendentemente dal loro “orientamento” di fondo. Accusare Dio di avere impresso in noi una certa tendenza e che per questo sia inevitabile, potrà forse far sentire meglio qualcuno, ma non reggerà di fronte al giudizio di Dio (1 Corinzi 6:9-10; Apocalisse 21:27).
La Bibbia, inoltre, dice chiaramente che Dio non tenta l’uomo. È dalle proprie passioni che uomini e donne vengono sospinti: “Nessuno, quando è tentato dica: «Io sono tentato da Dio», perché Dio non può essere tentato dal male, ed egli stesso non tenta nessuno. Ciascuno invece è tentato quando è trascinato e adescato dalla propria concupiscenza. Poi quando la concupiscenza ha concepito, partorisce il peccato e il peccato, quando è consumato, genera la morte” (Giacomo 1:13-15).
Alcuni sostengono che certi sentimenti o desideri sono innati, inevitabili, e quindi non peccaminosi. Certamente, essere tentati non è peccato (Gesù fu tentato come noi, eppure non commise peccato; v. Ebrei 2:18). Ciò che è peccato è quando una persona coltiva ciò a cui è tentata, fantastica e fa piani su come realizzare quel comportamento. La Bibbia chiaramente insegna che peccato non è solo commettere di fatto ciò che Dio proibisce, ma pure avere desideri e pensieri immorali. Come ebbe a dire Martin Lutero: “Non posso impedire agli uccelli di volarmi sopra la testa, ma posso far in modo che non nidifichino tra i miei capelli!”
Gesù Cristo chiama peccato anche il solo bramare rapporti sessuali illeciti (Matteo 5:27-29). Egli dice che quando un uomo guarda una donna desiderandola, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore (verso 5:28). L’idea di condannare solo l’atto esteriore, ma non la bramosia interiore, era una dottrina farisaica che Cristo disapprova fermamente (Matteo 5:21,22; 15:19,20).
Quando il profeta Isaia dice: “Lasci l'empio la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri, e ritorni all'Eterno che avrà compassione di lui, e al nostro Dio che perdona largamente” (Isaia 55:7), intende che il ravvedimento implica anche i pensieri. Dato che la Bibbia condanna i desideri illeciti insieme agli atti illeciti, non può esistere alcun “omosessuale cristiano” come non può esistere un bugiardo cristiano o un adultero cristiano che non sia cristiano solo di nome. Si può dire di credere in Dio, ma essere cristiani significa anche obbedire a Dio, non soltanto credere.
“Lavatevi, purificatevi, togliete davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni... Poi venite, e discutiamo, dice il Signore: Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come la lana” (Isaia 1:16-18).
Omosessuali si nasce o si diventa?
Ciascuna delle 300 milioni di cellule che compongono il nostro corpo contiene dei cromosomi nei quali c'è scritto, o "maschio" (XY) oppure "femmina" (XX). A eccezione di rarissime anomalie cromosomiche, questo dato è fisso e inalterabile. Non c'è nulla di più tragico del cosiddetto "transessuale" - peggio ancora, chi si è fatto fare un intervento chirurgico irreversibile per apparire femmina, quando per la natura e per Dio rimane irrevocabilmente maschio, o viceversa.
Alcuni hanno ipotizzato che certi fattori biologici come la concentrazione di ormoni possano determinare gli orientamenti sessuali, ma queste idee non hanno trovato conferma.
La teoria che "si nasce omosessuali", se da una parte serve ad anestetizzare la coscienza di chi vuole restare così, dall'altra distrugge la speranza di chi vuole uscirne. Esistono moltissime testimonianze di persone che, a un certo punto della loro vita, hanno cercato e trovato liberazione da quella che consideravano, per sentito dire, una condizione irreversibile, e che oggi vivono con gioia la loro vita.
Lo psicoterapeuta Joseph Nicolosi scrive: “Nasciamo tutti eterosessuali, però sappiamo quanto l'immagine che abbiamo di noi stessi influenzi il nostro comportamento e, naturalmente, ciò vale in particolare per i giovani. Ora qualcuno obietterà: «Già nell'antica Grecia c'erano omosessuali...» Sbagliato. C'erano persone con un comportamento omosessuale, ma non erano «nati omosessuali». L'idea dell'identità omosessuale risale solo a circa cento anni fa. Si tratta di un concetto politico, che si sottrae ad ogni fondamento psicologico. Colin Cook, un ex-omosessuale, descrisse così questo fatto: «La nostra eterosessualità giace sepolta sotto mille paure»”.
L'attrazione omosessuale nel bambino e nell'adolescente
Alcune ragioni per cui ritengo che l'omosessualità inizi nell'infanzia sono le seguenti:
1) Esperienze omosessuali di qualsiasi sorta non volute (o accettate innocentemente senza sapere di che si trattassero) avute durante l'infanzia o l'adolescenza.
Coloro che hanno avuto queste esperienze sentiranno facilmente delle attrazioni (anche combattute e non volute) nei confronti di altri del proprio sesso. Questo perché volendo o non volendo (ad esempio in caso di abusi) hanno stabilito dei legami affettivi con il proprio sesso nella sfera della sessualità.
Spesso queste persone vivranno estremamente male la propria sessualità e potranno anche addentrarsi in forme peggiori di rapporti omosessuali.
Cosa puoi fare:
- Capisci e rifletti con calma su quello che è successo in passato per portarti fino a oggi.
- In preghiera perdona le persone che ti hanno coinvolto permettendo a Dio di mostrarti il Suo amore per te e la Sua volontà di guarirti dentro da tutto ciò che ti ha portato a oggi.
- Chiedi perdono a Dio per tutto ciò che hai capito di aver commesso.
- Prega per la guarigione nel nome di Gesù sapendo che è Sua volontà che tu guarisca dalle sofferenze che hai dentro.
- Inizia la tua nuova vita quando senza più odio o rancore guardi il tuo passato con la certezza della tua guarigione interiore o del percorso per arrivare alla guarigione completa. Agli occhi di Dio il tuo passato è cancellato e i tuoi peccati non esistono più.
- Abbandona l'omosessualità sapendo che non sei "destinato" ad essere omosessuale. Continua a chiedere a Cristo di essere vicino a te e di aiutarti ad iniziare una nuova esperienza libera da ogni legame.
- Non arrenderti mai, anche se ricadi, prega e rialzati.
2) Identificazione sin dall'infanzia nell'altro sesso.
Classicamente i maschi appartenenti a questo gruppo vengono chiamati "effeminati". Ci sono infinite possibilità perché questo avvenga, ad esempio:
- I genitori volevano una femmina, invece è nato un maschio e quindi lo hanno trattato sempre come una femmina o viceversa.
- Per un qualche gusto in comune con il sesso opposto la frequentazione si è poi sviluppata in una socializzazione sempre maggiore fino ad arrivare ad identificarsi col gruppo e ad acquisirne i comportamenti e i gusti.
- La figura paterna era del tutto assente dalla vita quotidiana (o perché non c'era o perché era sempre fuori), così il bambino si è identificato pienamente nella madre. Vengono ripresi anche vari gusti e atteggiamenti.
Cosa puoi fare:
- Analizza bene la strada del passato che ti ha portato da un semplice fatto di gusti o altro ad una identificazione completa portata agli eccessi di oggi.
- In preghiera chiedi a Dio di darti nel nome di Gesù una nuova vita, e di ristabilire in te un nuovo modello interiore di riferimento. Scoprirai di avere un'identità che ti era nascosta o sembrava perduta fino ad oggi.
- Non arrenderti, vincerai perché è Gesù che opera in te se lo lasci operare.
L'omosessualità in età adulta
C'è poi chi è arrivato all'omosessualità volontariamente in età adolescenziale-adulta. Anche in questo caso bisogna solo capire che la via di uscita c'è.
Cosa puoi fare:
- Capisci e analizza il tuo percorso fatto per arrivare a oggi.
- Chiedi a Dio di farti capire come Lui vede ciò che fai e che hai fatto.
- Segui gli ultimi consigli visti nel paragrafo precedente.
L'omosessualità è genetica?
Nel 1993 i media hanno diffuso la notizia che l'omosessualità è genetica perché, dissero, era stato trovato il "gene dell'omosessualità". Questa informazione apparve su prestigiosi quotidiani e riviste come Science, Time, The Wall Street Journal, The New York Times e su vari telegiornali e riviste nel mondo.
Moltissime persone dopo aver letto o sentito questa notizia molto probabilmente hanno spento la TV o chiuso il giornale con l'idea che l'omosessualità era genetica.
Vediamo i fatti:
L'autore dello studio era il genetista molecolare Dean Hamer che affermava di aver trovato il "linkage" dell'omosessualità nell'area q28 del cromosoma X per i maschi omosessuali. Con il suo studio affermava di aver dimostrato che l'omosessualità era genetica.
Pochi sanno che:
- Dean Hamer è lui stesso un gay.
- Un collegamento nei cromosomi relativo ad una caratteristica non è necessariamente genetico. Il colore degli occhi è una caratteristica puramente genetica.
- I tratti comportamentali non determinano il futuro della persona, e comunque possono essere vinti.
- Dimostrare che un tratto comportamentale non è solo biologico ma anche genetico va ben oltre le nostre capacità di ricerca data la complessità delle interazioni.
- Per fare una ricerca abbastanza seria sarebbero state necessarie almeno 8000 persone da studiare. Lo studio di Hamer è lontanissimo da questa cifra (aveva studiato solo 40 paia di gemelli).
- Quattro mesi dopo aver pubblicato lo studio di Hamer, Science si è corretta presentando l'errata interpretazione e conclusione basata sui dati ottenuti da Hamer.
L'articolo scritto in risposta ha dimostrato che i risultati dello studio di Hamer si soffermavano poco sull'evidenza scientifica. Hamer ha risposto dicendo che le sue ricerche non erano conclusive sulla correlazione tra Xq28 e la sessualità, ma che a lui "sembrava così" per alcune delle famiglie che aveva studiato.
Hamer è stato successivamente accusato dal mondo scientifico di aver fatto un uso improprio (parziale) di statistiche e citazioni.
Nel 1995 Hamer è stato indagato dall'Office of Research Integrity at the Department of Health and Human Services che lo ha accusato di aver citato solo risultati parziali dei suoi studi.
Uno studio al quale Hamer si rifaceva per dimostrare la sua conclusione era quello fatto in Canada da quattro ricercatori che sin dal 1989 avevano fatto studi sui gemelli per trovare il collegamento con l'omosessualità. Il loro studio era di gran lunga più vasto di quello di Hamer. Infatti questi ricercatori hanno concluso: "Non ci è chiaro come mai i nostri studi sono così diversi dallo studio iniziale di Hamer. Dato che il nostro studio è stato più vasto di quello di Hamer, avremmo sicuramente avuto capacità adeguate per determinare un effetto genetico così grande come è stato riportato da quello studio. Invece, i nostri dati non supportano la presenza di un gene di grande effetto da influenzare l'orientamento sessuale nella posizione Xq28" (Science, 1999).
Insomma una ricerca più vasta di quella di Hamer citata da lui stesso a suo favore, ha negato le sue conclusioni e anche il collegamento attestato da Hamer.
Il neurologo George Rice ha studiato il DNA delle 52 paia di gemelli omosessuali della ricerca citata da Hamer per vedere se i risultati di Hamer erano minimamente attendibili. Ha dovuto concludere che le loro sequenze del Xq28 non erano simili eccetto per elementi puramente casuali e non associabili.
Chiaramente la quasi totalità dei media, dopo aver annunciato che l'omosessualità era genetica non si è degnata di fare controinformazione per mostrare la verità... Forse era meno sensazionale?
L'omosessualità dunque non è genetica.
Pochi sanno che tutte le ricerche scientifiche serie hanno attestato non solo questo fatto, ma anche che chiunque può uscire dall'omosessualità. Tra questi il già citato Dr. Nicolosi, direttore dell'Associazione Nazionale Ricerca e Terapia dell'Omosessualità, ha attestato dopo 10 anni di esperienza che dall'omosessualità si può uscire (marzo 2003).
Spero di essere stato d'aiuto ai lettori e che possano trovare la vera forza in Cristo per uscire da qualsiasi problema della nostra vita.
Dio sia con voi.
http://camcris.altervista.org/sessualita.html
http://camcris.altervista.org/omoses.html
GESU' CONDANNA I SODOMITI
GESU' CONDANNA I SODOMITI
Gesù parlando del giudizio e della condanna eterna cita Sodoma Gomorra, anche se subiranno un castigo più mite rispetto agli increduli, saranno sempre condannati !
Matteo 10:14-15
14 E se alcuno non vi riceve né ascolta le vostre parole, uscendo da quella casa o da quella città, scotete la polvere da' vostri piedi. 15 In verità io vi dico che il paese di Sodoma e di Gomorra, nel giorno del giudizio, sarà trattato con meno rigore di quella città.
Matteo 12:23-24
23 E tutte le turbe stupivano e dicevano: Non è costui il figliuol di Davide? 24 Ma i Farisei, udendo ciò, dissero: Costui non caccia i demonî se non per l'aiuto di Beelzebub, principe dei demonî.
Luca 10:10-12
10 Ma in qualunque città sarete entrati, se non vi ricevono, uscite sulle piazze e dite: 11 Perfino la polvere che dalla vostra città s'è attaccata a' nostri piedi, noi la scotiamo contro a voi; sappiate tuttavia questo, che il regno di Dio s'è avvicinato a voi. 12 Io vi dico che in quel giorno la sorte di Sodoma sarà più tollerabile della sorte di quella città.
I SODOMITI NON ENTRERANNO NL REGNO DEI CIELI
1 Corinzi 6:9-11
6:9 Non sapete voi che gli ingiusti non erederanno il regno di Dio? Non v'illudete; né i fornicatori, né gl'idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti, 10 né i ladri, né gli avari, né gli ubriachi, né gli oltraggiatori, né i rapaci erederanno il regno di Dio. 11 E tali eravate alcuni; ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signor Gesù Cristo, e mediante lo Spirito dell'Iddio nostro.
LA LEGGE DI DIO E' CONTRO I SODOMITI
1Timoteo 1:9-10
9 riconoscendo che la legge è fatta non per il giusto, ma per gl'iniqui e i ribelli, per gli empî e i peccatori, per gli scellerati e gl'irreligiosi, per i percuotitori di padre e madre, 10 per gli omicidi, per i fornicatori, per i sodomiti, per i ladri d'uomini, per i bugiardi, per gli spergiuri e per ogni altra cosa contraria alla sana dottrina.
CHI SONO I SODOMITI
Romani 1:26-32
1:26 Perciò Iddio li ha abbandonati a passioni infami: poiché le loro femmine hanno mutato l'uso naturale in quello che è contro natura, 27 e similmente anche i maschi, lasciando l'uso naturale della donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri, commettendo uomini con uomini cose turpi, e ricevendo in loro stessi la condegna mercede del proprio traviamento. 28 E siccome non si son curati di ritenere la conoscenza di Dio, Iddio li ha abbandonati ad una mente reproba, perché facessero le cose che sono sconvenienti, 29 essendo essi ricolmi d'ogni ingiustizia, malvagità, cupidigia, malizia; pieni d'invidia, d'omicidio, di contesa, di frode, di malignità; 30 delatori, maldicenti, abominevoli a Dio, insolenti, superbi, vanagloriosi, inventori di mali, disubbidienti ai genitori, 31 insensati, senza fede nei patti, senza affezione naturale, spietati; 32 i quali, pur conoscendo che secondo il giudizio di Dio quelli che fanno codeste cose son degni di morte, non soltanto le fanno, ma anche approvano chi le commette.
2 Pietro: 2:4,8
Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li precipitò negli abissi tenebrosi dell'inferno, serbandoli per il giudizio;
non risparmiò il mondo antico, ma tuttavia con altri sette salvò Noè, banditore di giustizia, mentre faceva piombare il diluvio su un mondo di empi;
condannò alla distruzione le città di Sòdoma e Gomorra, riducendole in cenere, ponendo un esempio a quanti sarebbero vissuti empiamente.
Liberò invece il giusto Lot, angustiato dal comportamento immorale di quegli scellerati.
Quel giusto infatti, per ciò che vedeva e udiva mentre abitava in mezzo a loro, si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta per tali ignominie.
Giuda: 1, 7
Così Sòdoma e Gomorra e le città vicine, che si sono abbandonate all'impudicizia allo stesso modo e sono andate dietro a vizi contro natura,
stanno come esempio subendo le pene di un fuoco eterno.
LA DISTRUZIONE DI SODOMA E GOMORRA
Genesi: 18, 17-33
Genesi: 19: 1-30
LA LEGGE DI DIO CONDANNA I SODOMITI
Il Levitico 18,22 proibisce l'omosessualità e la sua pratica.
Il Levitico 18,29 indica la punizione per l'omosessualità: la morte.
1 Re 14,24 racconta che Dio aveva scacciato davanti agli Israeliti i prostituti sacri.
Citazioni Bibbia Cei
http://sites.google.com/site/centroantiblasfemia/
http://sites.google.com/site/centroantiblasfemia/Home/gesu-condanna-i-sodomiti
Gesù parlando del giudizio e della condanna eterna cita Sodoma Gomorra, anche se subiranno un castigo più mite rispetto agli increduli, saranno sempre condannati !
Matteo 10:14-15
14 E se alcuno non vi riceve né ascolta le vostre parole, uscendo da quella casa o da quella città, scotete la polvere da' vostri piedi. 15 In verità io vi dico che il paese di Sodoma e di Gomorra, nel giorno del giudizio, sarà trattato con meno rigore di quella città.
Matteo 12:23-24
23 E tutte le turbe stupivano e dicevano: Non è costui il figliuol di Davide? 24 Ma i Farisei, udendo ciò, dissero: Costui non caccia i demonî se non per l'aiuto di Beelzebub, principe dei demonî.
Luca 10:10-12
10 Ma in qualunque città sarete entrati, se non vi ricevono, uscite sulle piazze e dite: 11 Perfino la polvere che dalla vostra città s'è attaccata a' nostri piedi, noi la scotiamo contro a voi; sappiate tuttavia questo, che il regno di Dio s'è avvicinato a voi. 12 Io vi dico che in quel giorno la sorte di Sodoma sarà più tollerabile della sorte di quella città.
I SODOMITI NON ENTRERANNO NL REGNO DEI CIELI
1 Corinzi 6:9-11
6:9 Non sapete voi che gli ingiusti non erederanno il regno di Dio? Non v'illudete; né i fornicatori, né gl'idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti, 10 né i ladri, né gli avari, né gli ubriachi, né gli oltraggiatori, né i rapaci erederanno il regno di Dio. 11 E tali eravate alcuni; ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signor Gesù Cristo, e mediante lo Spirito dell'Iddio nostro.
LA LEGGE DI DIO E' CONTRO I SODOMITI
1Timoteo 1:9-10
9 riconoscendo che la legge è fatta non per il giusto, ma per gl'iniqui e i ribelli, per gli empî e i peccatori, per gli scellerati e gl'irreligiosi, per i percuotitori di padre e madre, 10 per gli omicidi, per i fornicatori, per i sodomiti, per i ladri d'uomini, per i bugiardi, per gli spergiuri e per ogni altra cosa contraria alla sana dottrina.
CHI SONO I SODOMITI
Romani 1:26-32
1:26 Perciò Iddio li ha abbandonati a passioni infami: poiché le loro femmine hanno mutato l'uso naturale in quello che è contro natura, 27 e similmente anche i maschi, lasciando l'uso naturale della donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri, commettendo uomini con uomini cose turpi, e ricevendo in loro stessi la condegna mercede del proprio traviamento. 28 E siccome non si son curati di ritenere la conoscenza di Dio, Iddio li ha abbandonati ad una mente reproba, perché facessero le cose che sono sconvenienti, 29 essendo essi ricolmi d'ogni ingiustizia, malvagità, cupidigia, malizia; pieni d'invidia, d'omicidio, di contesa, di frode, di malignità; 30 delatori, maldicenti, abominevoli a Dio, insolenti, superbi, vanagloriosi, inventori di mali, disubbidienti ai genitori, 31 insensati, senza fede nei patti, senza affezione naturale, spietati; 32 i quali, pur conoscendo che secondo il giudizio di Dio quelli che fanno codeste cose son degni di morte, non soltanto le fanno, ma anche approvano chi le commette.
2 Pietro: 2:4,8
Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li precipitò negli abissi tenebrosi dell'inferno, serbandoli per il giudizio;
non risparmiò il mondo antico, ma tuttavia con altri sette salvò Noè, banditore di giustizia, mentre faceva piombare il diluvio su un mondo di empi;
condannò alla distruzione le città di Sòdoma e Gomorra, riducendole in cenere, ponendo un esempio a quanti sarebbero vissuti empiamente.
Liberò invece il giusto Lot, angustiato dal comportamento immorale di quegli scellerati.
Quel giusto infatti, per ciò che vedeva e udiva mentre abitava in mezzo a loro, si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta per tali ignominie.
Giuda: 1, 7
Così Sòdoma e Gomorra e le città vicine, che si sono abbandonate all'impudicizia allo stesso modo e sono andate dietro a vizi contro natura,
stanno come esempio subendo le pene di un fuoco eterno.
LA DISTRUZIONE DI SODOMA E GOMORRA
Genesi: 18, 17-33
Genesi: 19: 1-30
LA LEGGE DI DIO CONDANNA I SODOMITI
Il Levitico 18,22 proibisce l'omosessualità e la sua pratica.
Il Levitico 18,29 indica la punizione per l'omosessualità: la morte.
1 Re 14,24 racconta che Dio aveva scacciato davanti agli Israeliti i prostituti sacri.
Citazioni Bibbia Cei
http://sites.google.com/site/centroantiblasfemia/
http://sites.google.com/site/centroantiblasfemia/Home/gesu-condanna-i-sodomiti
Il valdese Lucio Malan sulle "nozze" gay
Il valdese Lucio Malan sulle "nozze" gay
Inserita il 8/6/2010 alle 16:02 nella categoria: Dall'Italia
ROMA - In seguito alla benedizione di una coppia gay, celebrata dal pastore valdese Alessandro Esposito, il segretario di presidenza del Senato Lucio Malan si è espresso affermando che l'atto è «apertamente contrario all'ordinamento valdese».
Precisa Malan: «Come membro di chiesa valdese, sento l'obbligo di precisare che ciò che è avvenuto presso la Chiesa Valdese di Trapani e Marsala, con la celebrazione di una benedizione per una coppia omosessuale, è un atto dei componenti del consiglio di chiesa e del pastore locale, apertamente contrario all'ordinamento valdese, nel contenuto e nel modo in cui è stato deciso. A parte il fatto che la benedizione è diventata nei titoli degli organi di informazione addirittura un matrimonio, l'episodio non è riferibile all'Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste, e neppure ai valdesi in generale, che fin dai tempi più antichi hanno un ordinamento fortemente democratico, né autoritario né anarchico, che non consente pertanto iniziative arbitrarie né ai suoi massimi responsabili né a membri di organi locali. Solo il Sinodo, con decisione conforme delle due sessioni, europea e sudamericana, potrebbe – in via teorica – introdurre innovazioni del genere in quanto "massima autorità umana della Chiesa in materia dottrinaria, legislativa, giurisdizionale e di governo", comunque non sovrana, perché soggetta alle norme fondanti della confederazione fra le chiese».
«La chiesa locale - prosegue Malan - ha solo competenza organizzativa sull'attività ecclesiastica locale, nel cui ambito le decisioni importanti vanno comunque prese dall'assemblea di chiesa e non dal solo consiglio, come risulta sia avvenuto. Sulle questioni dottrinarie non sono consentite iniziative locali, come sancisce il Patto dell'Unione del 1561. Questa benedizione resta perciò solo l'iniziativa di singoli. Sarebbe come se un sindaco celebrasse nozze gay, basandosi su una delibera della sua giunta: sarebbe un atto privo di qualsiasi validità che impegnerebbe solo i diretti responsabili. Il matrimonio nella Chiesa Valdese, e a Trapani non si è comunque trattato di matrimonio, è regolato da norme approvate a suo tempo da varie sessioni del Sinodo, l'ultima nel 1971, che affermano in modo chiarissimo che può avvenire solo tra un uomo e una donna».
Conclude il segretario di presidenza del Senato: «Del resto la legge consente ai pastori valdesi di celebrare matrimoni con validità civile e dunque devono rispettare tutte le norme della legge italiana. Nel 2007 il Sinodo, nella sola sessione europea, ha anche approvato un documento che raccomanda l'accoglienza degli omosessuali nelle comunità, accoglienza che va riservata a tutti secondo l'insegnamento evangelico. Ma celebrare benedizioni alle coppie omosessuali è cosa che va ben al di là dell'accoglienza, e tra l'altro renderebbe molto difficile il dialogo con quasi tutte le altre chiese cristiane, a cominciare dalle chiese evangeliche non federate, in grande crescita in Italia».
http://www.evangelici.net/notizie/1276005720.html
Inserita il 8/6/2010 alle 16:02 nella categoria: Dall'Italia
ROMA - In seguito alla benedizione di una coppia gay, celebrata dal pastore valdese Alessandro Esposito, il segretario di presidenza del Senato Lucio Malan si è espresso affermando che l'atto è «apertamente contrario all'ordinamento valdese».
Precisa Malan: «Come membro di chiesa valdese, sento l'obbligo di precisare che ciò che è avvenuto presso la Chiesa Valdese di Trapani e Marsala, con la celebrazione di una benedizione per una coppia omosessuale, è un atto dei componenti del consiglio di chiesa e del pastore locale, apertamente contrario all'ordinamento valdese, nel contenuto e nel modo in cui è stato deciso. A parte il fatto che la benedizione è diventata nei titoli degli organi di informazione addirittura un matrimonio, l'episodio non è riferibile all'Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste, e neppure ai valdesi in generale, che fin dai tempi più antichi hanno un ordinamento fortemente democratico, né autoritario né anarchico, che non consente pertanto iniziative arbitrarie né ai suoi massimi responsabili né a membri di organi locali. Solo il Sinodo, con decisione conforme delle due sessioni, europea e sudamericana, potrebbe – in via teorica – introdurre innovazioni del genere in quanto "massima autorità umana della Chiesa in materia dottrinaria, legislativa, giurisdizionale e di governo", comunque non sovrana, perché soggetta alle norme fondanti della confederazione fra le chiese».
«La chiesa locale - prosegue Malan - ha solo competenza organizzativa sull'attività ecclesiastica locale, nel cui ambito le decisioni importanti vanno comunque prese dall'assemblea di chiesa e non dal solo consiglio, come risulta sia avvenuto. Sulle questioni dottrinarie non sono consentite iniziative locali, come sancisce il Patto dell'Unione del 1561. Questa benedizione resta perciò solo l'iniziativa di singoli. Sarebbe come se un sindaco celebrasse nozze gay, basandosi su una delibera della sua giunta: sarebbe un atto privo di qualsiasi validità che impegnerebbe solo i diretti responsabili. Il matrimonio nella Chiesa Valdese, e a Trapani non si è comunque trattato di matrimonio, è regolato da norme approvate a suo tempo da varie sessioni del Sinodo, l'ultima nel 1971, che affermano in modo chiarissimo che può avvenire solo tra un uomo e una donna».
Conclude il segretario di presidenza del Senato: «Del resto la legge consente ai pastori valdesi di celebrare matrimoni con validità civile e dunque devono rispettare tutte le norme della legge italiana. Nel 2007 il Sinodo, nella sola sessione europea, ha anche approvato un documento che raccomanda l'accoglienza degli omosessuali nelle comunità, accoglienza che va riservata a tutti secondo l'insegnamento evangelico. Ma celebrare benedizioni alle coppie omosessuali è cosa che va ben al di là dell'accoglienza, e tra l'altro renderebbe molto difficile il dialogo con quasi tutte le altre chiese cristiane, a cominciare dalle chiese evangeliche non federate, in grande crescita in Italia».
http://www.evangelici.net/notizie/1276005720.html
L'AMORE OMOSESSUALE SEONDO IL PASTORE ALESSANDRO ESPOSITO DELLA CHIESA VALDESE DI TRAPANI
L'AMORE OMOSESSUALE SEONDO IL PASTORE ALESSANDRO ESPOSITO DELLA CHIESA VALDESE DI TRAPANI
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Lei ama lei
Una sera come tante in un pub, parole dette sottovoce nell’incessante brusio di sottofondo. Tra una chiacchiera e l’altra, qualcuno sussurra, con un tono ancora più basso, quasi a voler sfidare l’attenzione e le capacità uditive dei propri interlocutori: “sapete che a Marsala qualche giorno fa si sono sposate due donne?”. Attimo di silenzio, poi tantissima curiosità, centinaia di domande frullano tutte insieme nella testa. Ma non era vietato? Due donne? In Sicilia? In una Chiesa? Ma soprattutto, come mai la notizia non si è saputa in giro? “No, le due donne hanno chiesto a tutti di mantenere il massimo riserbo – taglia corto l’unico del gruppo al corrente dei fatti – e così è stato”. Va bene, le novelle spose hanno voluto proteggere la privacy del giorno più importante della loro vita. Giusto e legittimo. È così che ci mettiamo alla ricerca del ministro di Dio che ha celebrato le nozze. E la ricerca conduce ad Alessandro Esposito, pastore della comunità Valdese di Trapani e Marsala. Anche a lui è stato chiesto di mantenere il riserbo sull’episodio. Allora proviamo a capire cosa è scattato nel cuore dell’uomo, e del pastore d’anime, per portarlo a celebrare una funzione così atipica. Ci va cauto con le parole, non parla di “matrimonio”. Lui ha incontrato due donne che si amavano. E ha benedetto la loro unione. La fa meravigliosamente facile, Alessandro Esposito. Lo senti parlare d’amore con lo stesso affetto e la stessa soddisfazione con cui un bambino costruisce per la prima volta un puzzle. Tassellino dopo tassellino.
Pastore Esposito, qual è la sua definizione di amore?
“Beh, incominciamo con una domanda piuttosto impegnativa. Se dovessi abbozzare una risposta proverei a ribaltare l’interrogativo. Ovverosia: credo che ciò che di più improprio si possa fare nei confronti dell’amore sia confinarlo nell’angusto perimetro di una definizione. L’amore, difatti, è per antonomasia traboccante, eccedente, ulteriore: ecco perché nei vangeli Amore è l’unico nome attribuibile a Dio, il quale, non a caso, si sottrae ad ogni identificazione, fuorché, per l’appunto, a quella che lo designa come Amore”.
Dove sta il confine tra amore giusto e amore sbagliato?
“L’amore è amore e, come tale, non conosce barriere: a tracciare confini non è lui, siamo noi. Per lo stesso motivo, aggiungo, a sbagliare siamo noi e non lui: e sbagliamo proprio nel momento in cui pretendiamo di imporgli dei limiti che, come tali, sono nostri e non suoi. In sostanza, credo che siamo più noi a creare problemi all’amore che non viceversa”.
Qualcuno la definisce una malattia, qualcun altro un peccato, altri ancora una tendenza che va di moda in questo secolo. Cos’è, secondo lei, l’omosessualità?
“Per procedere nella direzione che stiamo cercando, insieme, di delineare, risponderei che l’omosessualità è uno dei molteplici volti dell’amore: come tale, possiede pari diritti e pari dignità rispetto a tutti gli altri. Dire che sia malattia è frutto dell’ignoranza. Affermare che si tratti di peccato è conseguenza di un fondamentalismo ottuso. In ambo i casi si tratta di una mancanza di sensibilità che mi avvilisce e mi indigna. Certo dovrebbe far riflettere il fatto che ambedue queste definizioni continuino ad attecchire in seno a svariati contesti ecclesiastici. Credo che sia giunto il momento di dire, senza ambiguità e tentennamenti, che a dover compiere un cammino di conversione non sono certo le persone omosessuali, quanto, piuttosto, le chiese. Credo sia tempo di riparare, non con futili esternazioni, ma con gesti concreti e pronunciamenti chiari, all’ingiustizia messa in atto attraverso secoli di pregiudizi ingiustificati e di condanne inescusabili. Sperando che queste sorelle e questi fratelli vogliano accordarci quel perdono che abbiamo il dovere, umano prima ancora che morale, di chiedere loro”.
”Maschio e femmina li creò” e a quello si appella la Chiesa Cattolica, contro le unioni omosessuali. Ma l’amore non dovrebbe stare al di sopra di tutto?
“Difatti è così. Spesso però mi è capitato di constatare che lo spirito del Vangelo venga colto assai più in profondità da quante e quanti non si riconoscono in una struttura ecclesiastica: a molte e molti di costoro sono debitore per il mio cammino di uomo e di discepolo. In fondo, il Vangelo, consiste in un percorso di umanizzazione: perché umani non si è, umani si diventa. La pratica quotidiana del Vangelo dovrebbe semplicemente insegnarci ad essere ciò che diciamo di essere e che, in relatà, non siamo: umani. E chi riconosce che l’amore sta al di sopra di tutto, del Vangelo ha già compreso l’essenziale”.
Sesso e religione: è giusto che questi due universi, estremamente intimi e privati, s’incontrino?
“Certamente: direi che si tratta di un incontro auspicabile, per quanto mi sembri, in generale, piuttosto di là da venire. Inutile dire che, perché possa aver luogo un incontro proficuo tra queste due dimensioni del vivere, gli impedimenti maggiori provengono dall’ambito religioso. La sessualità appartiene alla sfera intima e, come tale, inviolabile, dell’individuo: la religione, pertanto, se vuole porsi al servizio delle donne e degli uomini, dovrebbe limitarsi a riconoscerla e a rispettarla, senza emettere sentenze. Sessualità è relazione (va da sé, tra persone adulte): pertanto, si tratta di una dimensione che va educata, non certo elusa e men che meno demonizzata. E il cammino che molte chiese, in tal senso, devono percorrere, mi sembra ancora lungo”.
Quello tra le due donne è stato il primo matrimonio gay che ha celebrato?
“Si, ma qui è necessario operare alcuni distinguo: a incominciare dal fatto che quella che abbiamo celebrato presso la chiesa valdese di Trapani e Marsala è propriamente una benedizione, nel senso che non ha alcun effetto civile. Questo perché lo Stato italiano, al momento, non riconosce alcun diritto alle coppie di fatto, omosessuali come eterosessuali. Ritengo essenziale, però, sottolineare che tale celebrazione è stata resa possibile da molteplici fattori: vorrei citarne soltanto tre. Il primo è rappresentato dalla disponibilità delle comunità valdesi di Trapani e Marsala, di cui ho il privilegio di essere pastore, le quali hanno dimostrato estrema apertura e sensibilità, sfidando convenzioni e consuetudini. Il secondo consiste nell’estrema maturità teologica, etica ed ecclesiologica dimostrata dalla Chiesa Valedese nel suo insieme, poiché si tratta di una realtà in cui il confronto ed il dibattito sono sempre consentiti e tutelati. Il terzo fattore, infine, lo individuo nel mio percorso biografico, che ha potuto giovarsi del sostegno delle comunità di base, appartenenti al cattolicesimo cosiddetto “del dissenso”. In particolare, sono debitore dello sviluppo di una maggiore sensibilità circa la realtà delle coppie omosessuali e dei loro diritti alla comunità di base di Pinerolo ed al suo presbitero e animatore, Franco Barbero”.
Come ha reagito la società marsalese al matrimonio tra le due donne?
“Beh, staremo a vedere: per quanto ne so, glielo stiamo comunicando con questa intervista”.
di Miriam Di Peri - Live Sicilia
http://www.chiesavaldesetrapani.com/public_html/archivio-articoli/447-lei-ama-lei.html
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Lei ama lei
Una sera come tante in un pub, parole dette sottovoce nell’incessante brusio di sottofondo. Tra una chiacchiera e l’altra, qualcuno sussurra, con un tono ancora più basso, quasi a voler sfidare l’attenzione e le capacità uditive dei propri interlocutori: “sapete che a Marsala qualche giorno fa si sono sposate due donne?”. Attimo di silenzio, poi tantissima curiosità, centinaia di domande frullano tutte insieme nella testa. Ma non era vietato? Due donne? In Sicilia? In una Chiesa? Ma soprattutto, come mai la notizia non si è saputa in giro? “No, le due donne hanno chiesto a tutti di mantenere il massimo riserbo – taglia corto l’unico del gruppo al corrente dei fatti – e così è stato”. Va bene, le novelle spose hanno voluto proteggere la privacy del giorno più importante della loro vita. Giusto e legittimo. È così che ci mettiamo alla ricerca del ministro di Dio che ha celebrato le nozze. E la ricerca conduce ad Alessandro Esposito, pastore della comunità Valdese di Trapani e Marsala. Anche a lui è stato chiesto di mantenere il riserbo sull’episodio. Allora proviamo a capire cosa è scattato nel cuore dell’uomo, e del pastore d’anime, per portarlo a celebrare una funzione così atipica. Ci va cauto con le parole, non parla di “matrimonio”. Lui ha incontrato due donne che si amavano. E ha benedetto la loro unione. La fa meravigliosamente facile, Alessandro Esposito. Lo senti parlare d’amore con lo stesso affetto e la stessa soddisfazione con cui un bambino costruisce per la prima volta un puzzle. Tassellino dopo tassellino.
Pastore Esposito, qual è la sua definizione di amore?
“Beh, incominciamo con una domanda piuttosto impegnativa. Se dovessi abbozzare una risposta proverei a ribaltare l’interrogativo. Ovverosia: credo che ciò che di più improprio si possa fare nei confronti dell’amore sia confinarlo nell’angusto perimetro di una definizione. L’amore, difatti, è per antonomasia traboccante, eccedente, ulteriore: ecco perché nei vangeli Amore è l’unico nome attribuibile a Dio, il quale, non a caso, si sottrae ad ogni identificazione, fuorché, per l’appunto, a quella che lo designa come Amore”.
Dove sta il confine tra amore giusto e amore sbagliato?
“L’amore è amore e, come tale, non conosce barriere: a tracciare confini non è lui, siamo noi. Per lo stesso motivo, aggiungo, a sbagliare siamo noi e non lui: e sbagliamo proprio nel momento in cui pretendiamo di imporgli dei limiti che, come tali, sono nostri e non suoi. In sostanza, credo che siamo più noi a creare problemi all’amore che non viceversa”.
Qualcuno la definisce una malattia, qualcun altro un peccato, altri ancora una tendenza che va di moda in questo secolo. Cos’è, secondo lei, l’omosessualità?
“Per procedere nella direzione che stiamo cercando, insieme, di delineare, risponderei che l’omosessualità è uno dei molteplici volti dell’amore: come tale, possiede pari diritti e pari dignità rispetto a tutti gli altri. Dire che sia malattia è frutto dell’ignoranza. Affermare che si tratti di peccato è conseguenza di un fondamentalismo ottuso. In ambo i casi si tratta di una mancanza di sensibilità che mi avvilisce e mi indigna. Certo dovrebbe far riflettere il fatto che ambedue queste definizioni continuino ad attecchire in seno a svariati contesti ecclesiastici. Credo che sia giunto il momento di dire, senza ambiguità e tentennamenti, che a dover compiere un cammino di conversione non sono certo le persone omosessuali, quanto, piuttosto, le chiese. Credo sia tempo di riparare, non con futili esternazioni, ma con gesti concreti e pronunciamenti chiari, all’ingiustizia messa in atto attraverso secoli di pregiudizi ingiustificati e di condanne inescusabili. Sperando che queste sorelle e questi fratelli vogliano accordarci quel perdono che abbiamo il dovere, umano prima ancora che morale, di chiedere loro”.
”Maschio e femmina li creò” e a quello si appella la Chiesa Cattolica, contro le unioni omosessuali. Ma l’amore non dovrebbe stare al di sopra di tutto?
“Difatti è così. Spesso però mi è capitato di constatare che lo spirito del Vangelo venga colto assai più in profondità da quante e quanti non si riconoscono in una struttura ecclesiastica: a molte e molti di costoro sono debitore per il mio cammino di uomo e di discepolo. In fondo, il Vangelo, consiste in un percorso di umanizzazione: perché umani non si è, umani si diventa. La pratica quotidiana del Vangelo dovrebbe semplicemente insegnarci ad essere ciò che diciamo di essere e che, in relatà, non siamo: umani. E chi riconosce che l’amore sta al di sopra di tutto, del Vangelo ha già compreso l’essenziale”.
Sesso e religione: è giusto che questi due universi, estremamente intimi e privati, s’incontrino?
“Certamente: direi che si tratta di un incontro auspicabile, per quanto mi sembri, in generale, piuttosto di là da venire. Inutile dire che, perché possa aver luogo un incontro proficuo tra queste due dimensioni del vivere, gli impedimenti maggiori provengono dall’ambito religioso. La sessualità appartiene alla sfera intima e, come tale, inviolabile, dell’individuo: la religione, pertanto, se vuole porsi al servizio delle donne e degli uomini, dovrebbe limitarsi a riconoscerla e a rispettarla, senza emettere sentenze. Sessualità è relazione (va da sé, tra persone adulte): pertanto, si tratta di una dimensione che va educata, non certo elusa e men che meno demonizzata. E il cammino che molte chiese, in tal senso, devono percorrere, mi sembra ancora lungo”.
Quello tra le due donne è stato il primo matrimonio gay che ha celebrato?
“Si, ma qui è necessario operare alcuni distinguo: a incominciare dal fatto che quella che abbiamo celebrato presso la chiesa valdese di Trapani e Marsala è propriamente una benedizione, nel senso che non ha alcun effetto civile. Questo perché lo Stato italiano, al momento, non riconosce alcun diritto alle coppie di fatto, omosessuali come eterosessuali. Ritengo essenziale, però, sottolineare che tale celebrazione è stata resa possibile da molteplici fattori: vorrei citarne soltanto tre. Il primo è rappresentato dalla disponibilità delle comunità valdesi di Trapani e Marsala, di cui ho il privilegio di essere pastore, le quali hanno dimostrato estrema apertura e sensibilità, sfidando convenzioni e consuetudini. Il secondo consiste nell’estrema maturità teologica, etica ed ecclesiologica dimostrata dalla Chiesa Valedese nel suo insieme, poiché si tratta di una realtà in cui il confronto ed il dibattito sono sempre consentiti e tutelati. Il terzo fattore, infine, lo individuo nel mio percorso biografico, che ha potuto giovarsi del sostegno delle comunità di base, appartenenti al cattolicesimo cosiddetto “del dissenso”. In particolare, sono debitore dello sviluppo di una maggiore sensibilità circa la realtà delle coppie omosessuali e dei loro diritti alla comunità di base di Pinerolo ed al suo presbitero e animatore, Franco Barbero”.
Come ha reagito la società marsalese al matrimonio tra le due donne?
“Beh, staremo a vedere: per quanto ne so, glielo stiamo comunicando con questa intervista”.
di Miriam Di Peri - Live Sicilia
http://www.chiesavaldesetrapani.com/public_html/archivio-articoli/447-lei-ama-lei.html
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LA BENEDIZIONE ALLE COPPE OMOSESSUALI SECONDO LA CHIESA VALDESE DI TRAPANI
LA BENEDIZIONE ALLE COPPE OMOSESSUALI SECONDO LA CHIESA VALDESE DI TRAPANI
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Dio vuole l’amore, non lo giudica
In data 7 aprile 2010, presso i locali di culto della chiesa valdese di Trapani e Marsala, ha avuto luogo la prima celebrazione di una benedizione omosessuale in una chiesa protestante italiana: ne diamo notizia soltanto adesso poiché abbiamo inteso rispettare la riservatezza richiestaci in merito dalla coppia nonché dalla sua chiesa di appartenenza, che hanno congiuntamente ritenuto di voler prima discutere della questione nell’ambito del proprio Sinodo. Auspicando che anche il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste decida di dibattere più approfonditamente la questione relativa alla benedizione di coppie omosessuali, fornendo in tal modo alle chiese un orientamento più esplicito al riguardo, intendiamo chiarire quali siano state le motivazioni che ci hanno animate ed animati a svolgere tale celebrazione.In seno al Consiglio di chiesa è emerso, anzitutto, un consenso unanime circa il fatto che essere stati chiamati a riconoscere piena legittimità in ambito ecclesiale alla convivenza e all’amore tra due persone dello stesso sesso abbia rappresentato una benedizione di Dio. Affermiamo questo nell’assoluta convinzione del fatto che le parole e la prassi di Gesù, così come esse ci sono testimoniate nei vangeli, non possono che chiamarci all’accoglienza di ogni esperienza e di ogni scelta che si rivelino improntate all’amore: nell’ambito di questa prospettiva, la distinzione tra eterosessualità ed omosessualità ci appare del tutto marginale ed ininfluente. Suffraghiamo inoltre questo nostro fermo convincimento con quanto espresso all’interno del documento elaborato dal Gruppo di lavoro sull’omosessualità (Glom): gruppo che, come è chiarito nel preambolo, è stato «nominato (...) dalla Tavola valdese (...) e dal Comitato esecutivo Ucebi (...) il 18 novembre 2000». Nel suddetto documento, si può leggere che: «La situazione delle nostre chiese è (...) “a metà del guado”, e perciò piuttosto problematica e rischiosa, a motivo della sua indefinitezza,determinata non solo dalla nostra struttura ecclesiale, ma anche dal permanere, al nostro interno, sia di diffidenze moralistiche verso l’omosessualità, sia di timori circa i rischi di divisioni e di scissioni che si corrono (...)».
Coscienti del fatto che la situazione descritta si rivela ancora attuale, ribadiamo la nostra ferma convinzione circa la necessità di celebrare tali benedizioni, onde evitare che l’accoglienza che le nostre chiese hanno a più riprese dichiarata nei confronti delle persone e delle coppie omosessuali si riveli puramente formale. A tale riguardo riteniamo che l’impegno che ci coinvolge tutte e tutti sotto il profilo strettamente ecclesiastico debba consistere nella celebrazione di benedizioni gay e lesbiche, poiché per tutto ciò che attiene al riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali in ambito civile ogni rivendicazione, per quanto giusta e doverosa, ci coinvolge come cittadine e cittadini e non direttamente come chiese.
Sperando di poter finalmente dare concretezza alle parole conclusive del documento, il cui spirito ed il cui contenuto, ribadendoli, intendiamo far nostri: «Le coppie omosessuali, così come quelle eterosessuali, desiderano condividere la loro vita con la persona amata, a tutti i livelli: da quello spirituale a quello materiale, da quello affettivo a quello erotico-sessuale. Il desiderio di essere riconosciuti come coppia a livello ecclesiale e sociale, oltre a manifestare una volontà di continuità nel progetto di vita, produce l’espansione dell’amore nel mondo».
Il Consiglio di Chiesa di Trapani e Marsala
pubblicato su 'Riforma' del 4 giugno 2010
http://www.chiesavaldesetrapani.com/public_html/archivio-articoli/473-dio-vuole-lamore-non-lo-giudica.html
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Dio vuole l’amore, non lo giudica
In data 7 aprile 2010, presso i locali di culto della chiesa valdese di Trapani e Marsala, ha avuto luogo la prima celebrazione di una benedizione omosessuale in una chiesa protestante italiana: ne diamo notizia soltanto adesso poiché abbiamo inteso rispettare la riservatezza richiestaci in merito dalla coppia nonché dalla sua chiesa di appartenenza, che hanno congiuntamente ritenuto di voler prima discutere della questione nell’ambito del proprio Sinodo. Auspicando che anche il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste decida di dibattere più approfonditamente la questione relativa alla benedizione di coppie omosessuali, fornendo in tal modo alle chiese un orientamento più esplicito al riguardo, intendiamo chiarire quali siano state le motivazioni che ci hanno animate ed animati a svolgere tale celebrazione.In seno al Consiglio di chiesa è emerso, anzitutto, un consenso unanime circa il fatto che essere stati chiamati a riconoscere piena legittimità in ambito ecclesiale alla convivenza e all’amore tra due persone dello stesso sesso abbia rappresentato una benedizione di Dio. Affermiamo questo nell’assoluta convinzione del fatto che le parole e la prassi di Gesù, così come esse ci sono testimoniate nei vangeli, non possono che chiamarci all’accoglienza di ogni esperienza e di ogni scelta che si rivelino improntate all’amore: nell’ambito di questa prospettiva, la distinzione tra eterosessualità ed omosessualità ci appare del tutto marginale ed ininfluente. Suffraghiamo inoltre questo nostro fermo convincimento con quanto espresso all’interno del documento elaborato dal Gruppo di lavoro sull’omosessualità (Glom): gruppo che, come è chiarito nel preambolo, è stato «nominato (...) dalla Tavola valdese (...) e dal Comitato esecutivo Ucebi (...) il 18 novembre 2000». Nel suddetto documento, si può leggere che: «La situazione delle nostre chiese è (...) “a metà del guado”, e perciò piuttosto problematica e rischiosa, a motivo della sua indefinitezza,determinata non solo dalla nostra struttura ecclesiale, ma anche dal permanere, al nostro interno, sia di diffidenze moralistiche verso l’omosessualità, sia di timori circa i rischi di divisioni e di scissioni che si corrono (...)».
Coscienti del fatto che la situazione descritta si rivela ancora attuale, ribadiamo la nostra ferma convinzione circa la necessità di celebrare tali benedizioni, onde evitare che l’accoglienza che le nostre chiese hanno a più riprese dichiarata nei confronti delle persone e delle coppie omosessuali si riveli puramente formale. A tale riguardo riteniamo che l’impegno che ci coinvolge tutte e tutti sotto il profilo strettamente ecclesiastico debba consistere nella celebrazione di benedizioni gay e lesbiche, poiché per tutto ciò che attiene al riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali in ambito civile ogni rivendicazione, per quanto giusta e doverosa, ci coinvolge come cittadine e cittadini e non direttamente come chiese.
Sperando di poter finalmente dare concretezza alle parole conclusive del documento, il cui spirito ed il cui contenuto, ribadendoli, intendiamo far nostri: «Le coppie omosessuali, così come quelle eterosessuali, desiderano condividere la loro vita con la persona amata, a tutti i livelli: da quello spirituale a quello materiale, da quello affettivo a quello erotico-sessuale. Il desiderio di essere riconosciuti come coppia a livello ecclesiale e sociale, oltre a manifestare una volontà di continuità nel progetto di vita, produce l’espansione dell’amore nel mondo».
Il Consiglio di Chiesa di Trapani e Marsala
pubblicato su 'Riforma' del 4 giugno 2010
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