Lista nera di preti pedofiliLa auspica Leuthard - Svizzeri dicono sì in un sondaggio
28 mar 2010 10:31
BERNA - Lo scandalo dei preti pedofili ha scosso gli animi anche del Consiglio federale. La presidente Doris Leuthard, sulla SonntagsZeitung e Le Matin Dimanche, si è infatti dichiarata favorevole ad una lista nera di preti pedofili. Secondo la rappresentante del Governo, i sacerdoti che si sono macchiati di abusi non devono più poter entrare in contatto con i bambini. Le modalità di applicazione del registro in questione dovrebbero comunque essere approfondite. Secondo Leuthard il fatto che a commettere un abuso sia stato un prete, o un qualsiasi altro cittadino, non cambia:"entrambe le categorie sottostanno al diritto penale svizzero, senza se e senza ma". La Chiesa dovrebbe esprimersi favorevolmente dato che si tratterebbe di un provvedimento da prendere anche nel suo stesso interesse.
Secondo un sondaggio della società Demoscope, Leuthard può contare sull'appoggio al progetto da parte dell'80 per cento della cittadinanza. Il campione d'indagine ha coinvolto 607 persone dai quindici anni in su. Inoltre, il 92 per cento degli interpellati si è detto contrario al celibato nella Chiesa cattolica, solo il 5 per cento, per contro, ha difeso lo status quo.
(Aggiornamento notizia: 28 mar 2010 13:54)
http://www.cdt.ch/confederazione/cronaca/21941/lista-nera-di-preti-pedofili.html
ARTICOLI E NOTIZIE RIGUARDO L'APOSTASIA CHE STA ENTRANDO IN TUTTE LE CHIESE CRISTIANE
lunedì 12 aprile 2010
Pedofilia, donna gestirà inchiesta
Pedofilia, donna gestirà inchiesta
28/3/2010
Austria, nominata come indipendente
La Chiesa cattolica austriaca ha deciso di nominare un "rappresentante indipendente" delle vittime per indagare sui casi di abusi sessuali. Lo ha detto, alla tv di Stato, l'arcivescovo di Vienna, Christoph Schoenborn, annunciando che il ruolo sarà affidato ad una donna, Waltraud Klasnic, ex governatrice regionale. "Vogliamo far uscire le indagini dalla Chiesa ed affidarle ad un rappresentante indipendente", ha detto il vescovo.
La rappresentante assumerà l'incarico quanto prima e provvederà a nominare una equipe, di cui non potrà far parte nessun ecclesiastico, per il lavoro di indagine.
"In primo luogo - ha sottolineato infatti il vescovo - vogliamo garantire l'indipendenza di chi conduce le indagini". La signora Klasnic lavorerà parallelamente agli uffici della Chiesa che finanzierà il lavoro della sua squadra della quale - è ribadito - non potranno far parte preti. Tra i suoi compiti ci sarà anche quello di individuare i risarcimenti per le vittime, ha precisato il cardinale.
La Chiesa "può e deve imparare ad essere più trsaprente", ha aggiunto Schoenborn sottolineando che "tutti i tentativi per coprire questi abusi sono incompatibili con gli insegnamenti del Vangelo".
http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo477670.shtml
28/3/2010
Austria, nominata come indipendente
La Chiesa cattolica austriaca ha deciso di nominare un "rappresentante indipendente" delle vittime per indagare sui casi di abusi sessuali. Lo ha detto, alla tv di Stato, l'arcivescovo di Vienna, Christoph Schoenborn, annunciando che il ruolo sarà affidato ad una donna, Waltraud Klasnic, ex governatrice regionale. "Vogliamo far uscire le indagini dalla Chiesa ed affidarle ad un rappresentante indipendente", ha detto il vescovo.
La rappresentante assumerà l'incarico quanto prima e provvederà a nominare una equipe, di cui non potrà far parte nessun ecclesiastico, per il lavoro di indagine.
"In primo luogo - ha sottolineato infatti il vescovo - vogliamo garantire l'indipendenza di chi conduce le indagini". La signora Klasnic lavorerà parallelamente agli uffici della Chiesa che finanzierà il lavoro della sua squadra della quale - è ribadito - non potranno far parte preti. Tra i suoi compiti ci sarà anche quello di individuare i risarcimenti per le vittime, ha precisato il cardinale.
La Chiesa "può e deve imparare ad essere più trsaprente", ha aggiunto Schoenborn sottolineando che "tutti i tentativi per coprire questi abusi sono incompatibili con gli insegnamenti del Vangelo".
http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo477670.shtml
Abusi, Chiesa: "Ammettere colpe"
Abusi, Chiesa: "Ammettere colpe"
27/3/2010
Padre Lombardi: "Così si fa giustizia"
Gli episodi di pedofilia nel clero rappresentano un tema "cruciale per la credibilità morale" della Chiesa. Si tratta di casi "avvenuti generalmente diverso tempo fa, anche decenni addietro, ma riconoscerli e farne ammenda nei confronti delle vittime è il prezzo del ristabilimento della giustizia". Lo sottolinea padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano, in un commento alla Radio Vaticana.
La nota è stata diffusa in vista della Settimana Santa. Nel testo Padre Lombardi sottolinea appunto che, pur trattandosi di fatti molto lontani nel tempo, riconoscerli rappresenta, oltre al prezzo da pagare per ristabilire la giustizia, anche "di quella 'purificazione' della memoria che permette di guardare con rinnovato impegno, e insieme con umiltà e fiducia al futuro".
"A questa fiducia - continua la nota - contribuiscono i numerosi segnali positivi venuti da diverse conferenze episcopali, vescovi e istituzioni cattoliche di vari Paesi nei diversi continenti: le direttive per la corretta gestione e la prevenzione degli abusi aggiornate e rinnovate in Germania, Austria, Australia, Canada e così via. La questione degli abusi sessuali su minori da parte di membri del clero cattolico ha continuato a essere largamente presente sui media di molti Paesi, in particolare in Europa e in America del nord anche negli ultimi giorni, dopo la pubblicazione della Lettera del Papa ai cattolici irlandesi. Non è una sorpresa, l'argomento è di natura tale da attirare di per sè l'attenzione dei media, e il modo in cui la Chiesa lo affronta è cruciale per la sua credibilità".
Dagli Stati Uniti, sottolinea poi padre Lombardi, arrivano notizie positive. Infatti il numero di accuse di abuso è sceso nel corso dell'ultimo anno del 30%. Quindi in relazione alle misure prese dalla Chiesa americana, la nota afferma: "Si deve riconoscere che le misure decise e in corso di attuazione si stanno manifestando efficaci. La Chiesa negli Stati Uniti ha preso la strada buona per rinnovarsi".
Guardian: Italia e Vaticano "contro il resto del mondo"
Lo scandalo sui preti cattolici pedofili, sollevando accuse di copertura o di omissione anche contro il papa Benedetto XVI, "ha fatto emergere una forte differenza fra la visione dell'Italia e del Vaticano da una parte, e quelle degli altri paesi". A scriverlo in una cronaca da Roma è il Guardian, principale giornale progressista britannico, che ricorda un sondaggio della rivista tedesca "Stern", secondo cui in Germania la fiducia dei cattolici nel papa sia crollata dalla fine di gennaio dal 62% al 39%.
Ma mentre i cattolici e biografi oltre confine, come il britannico Michael Walsh ritengono che il pontefice e la Chiesa "sono destinati a subire danni" dalla vicenda, a Roma l'impressione è esattamente opposta. Così, il quotidiano londinese cita il vaticanista Sandro Magister che pensa che le critiche a Benedetto XVI "ne stanno rafforzando l'autorità, sia rispetto ai vescovi che ai fedeli. Ne sta uscendo più forte di prima, come un uomo molto deciso che è visto nella chiesa come colui che ha fatto più di tutti per combattere la piaga degli abusi pedofili", grazie alla linea "tolleranza zero" intrapresa da quando è asceso al soglio.
In un editoriale intitolato "Fede nel futuro", il Guardian parla di "tragedia e disastro", la prima per le vittime, il secondo per la Chiesa. "Nessuno sa esattamente quante migliaia di vittime ci siano state", ricorda il giornale, sono "centinaia in Irlanda, più di 1000 negli Stati uniti e sempre di più in Germania, Svizzera e Francia", mentre nuovi casi emergono in America Latina. Il quotidiano scrive che "in un'altra istituzione sarebbe impossibile immaginare che un leader politico anche marginalmente coinvolto in un tradimento così terribile dei suoi obiettivi fondanti possa sopravvivere". Forse, conclude il Guardian, in futuro la prossima generazione di cardinali e vescovi potrebbero chiedere una riforma che dia loro più potere: "Per ora il Vaticano non mostra entusiasmo (per una simile riforma, ndr). Ma potrebbe scoprire che la sua sopravvivenza dipende da questa".
http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo477604.shtml
27/3/2010
Padre Lombardi: "Così si fa giustizia"
Gli episodi di pedofilia nel clero rappresentano un tema "cruciale per la credibilità morale" della Chiesa. Si tratta di casi "avvenuti generalmente diverso tempo fa, anche decenni addietro, ma riconoscerli e farne ammenda nei confronti delle vittime è il prezzo del ristabilimento della giustizia". Lo sottolinea padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano, in un commento alla Radio Vaticana.
La nota è stata diffusa in vista della Settimana Santa. Nel testo Padre Lombardi sottolinea appunto che, pur trattandosi di fatti molto lontani nel tempo, riconoscerli rappresenta, oltre al prezzo da pagare per ristabilire la giustizia, anche "di quella 'purificazione' della memoria che permette di guardare con rinnovato impegno, e insieme con umiltà e fiducia al futuro".
"A questa fiducia - continua la nota - contribuiscono i numerosi segnali positivi venuti da diverse conferenze episcopali, vescovi e istituzioni cattoliche di vari Paesi nei diversi continenti: le direttive per la corretta gestione e la prevenzione degli abusi aggiornate e rinnovate in Germania, Austria, Australia, Canada e così via. La questione degli abusi sessuali su minori da parte di membri del clero cattolico ha continuato a essere largamente presente sui media di molti Paesi, in particolare in Europa e in America del nord anche negli ultimi giorni, dopo la pubblicazione della Lettera del Papa ai cattolici irlandesi. Non è una sorpresa, l'argomento è di natura tale da attirare di per sè l'attenzione dei media, e il modo in cui la Chiesa lo affronta è cruciale per la sua credibilità".
Dagli Stati Uniti, sottolinea poi padre Lombardi, arrivano notizie positive. Infatti il numero di accuse di abuso è sceso nel corso dell'ultimo anno del 30%. Quindi in relazione alle misure prese dalla Chiesa americana, la nota afferma: "Si deve riconoscere che le misure decise e in corso di attuazione si stanno manifestando efficaci. La Chiesa negli Stati Uniti ha preso la strada buona per rinnovarsi".
Guardian: Italia e Vaticano "contro il resto del mondo"
Lo scandalo sui preti cattolici pedofili, sollevando accuse di copertura o di omissione anche contro il papa Benedetto XVI, "ha fatto emergere una forte differenza fra la visione dell'Italia e del Vaticano da una parte, e quelle degli altri paesi". A scriverlo in una cronaca da Roma è il Guardian, principale giornale progressista britannico, che ricorda un sondaggio della rivista tedesca "Stern", secondo cui in Germania la fiducia dei cattolici nel papa sia crollata dalla fine di gennaio dal 62% al 39%.
Ma mentre i cattolici e biografi oltre confine, come il britannico Michael Walsh ritengono che il pontefice e la Chiesa "sono destinati a subire danni" dalla vicenda, a Roma l'impressione è esattamente opposta. Così, il quotidiano londinese cita il vaticanista Sandro Magister che pensa che le critiche a Benedetto XVI "ne stanno rafforzando l'autorità, sia rispetto ai vescovi che ai fedeli. Ne sta uscendo più forte di prima, come un uomo molto deciso che è visto nella chiesa come colui che ha fatto più di tutti per combattere la piaga degli abusi pedofili", grazie alla linea "tolleranza zero" intrapresa da quando è asceso al soglio.
In un editoriale intitolato "Fede nel futuro", il Guardian parla di "tragedia e disastro", la prima per le vittime, il secondo per la Chiesa. "Nessuno sa esattamente quante migliaia di vittime ci siano state", ricorda il giornale, sono "centinaia in Irlanda, più di 1000 negli Stati uniti e sempre di più in Germania, Svizzera e Francia", mentre nuovi casi emergono in America Latina. Il quotidiano scrive che "in un'altra istituzione sarebbe impossibile immaginare che un leader politico anche marginalmente coinvolto in un tradimento così terribile dei suoi obiettivi fondanti possa sopravvivere". Forse, conclude il Guardian, in futuro la prossima generazione di cardinali e vescovi potrebbero chiedere una riforma che dia loro più potere: "Per ora il Vaticano non mostra entusiasmo (per una simile riforma, ndr). Ma potrebbe scoprire che la sua sopravvivenza dipende da questa".
http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo477604.shtml
"Un prete molestò mia figlia: lo hanno coperto"
il Giornale.it
articolo di venerdì 02 aprile 2010
Pedofilia, la denuncia del padre di una bambina:
"Un prete molestò mia figlia: lo hanno coperto"
di Luca Fazzo
Dopo le rivelazioni del magistrato milanese Forno sui casi nascosti in Italia, il racconto choc: "Aveva 7 anni quando il prete le mise le mani addosso. Dopo la denuncia i salesiani mi hanno isolato ". Ma non è il matrimonio a guarire i preti malati
«Vuole sapere quale fu la reazione dei salesiani quando denunciai il prete che aveva messo le mani addosso a mia figlia? Fu una reazione molto semplice. Mi dissero: lei non doveva andare dai giudici, doveva venire da noi, adesso si arrangi. E da quel giorno mi hanno fatto terra bruciata intorno». Il signor G. è il padre di una bambina di dieci anni. Ne aveva sette quando raccontò alla nonna cosa era successo in oratorio, dopo che don Marco l’aveva presa in braccio. Oggi don Marco è sotto processo a Milano per violenza sessuale: l’altro ieri un’altra udienza, la prossima il 21 aprile, la sentenza in maggio. Ma più della passione morbosa di un vecchio prete per una ragazzina, la storia che racconta il signor G. parla di qualcosa di ancora più sconcertante, che è la reazione delle gerarchie ecclesiastiche alla sua denuncia. È un racconto che fa capire a cosa si riferiva Pietro Forno, procuratore aggiunto della Repubblica a Milano, quando nell’intervista al Giornale di ieri accusava i vescovi di coprire quanto accade nelle loro diocesi «per paura dello scandalo». «Da loro - affermava il magistrato - non mi è mai arrivata una sola denuncia, eppure sanno molte cose più di noi».
Apriti cielo. Eppure, a parlare con il signor G. si direbbe che Forno sia stato fin troppo cauto. Perché in questo caso i superiori del prete sotto accusa non si sono limitati a insabbiare. Hanno reagito ribaltando le parti, trasformando la vittima in colpevole, isolando lei e la sua famiglia, fino a costringerli a lasciare la cittadina alle porte di Milano dove tutto è accaduto.
«Prima di allora, io con i salesiani avevo sempre avuto un buon rapporto. Con me erano stati generosi, mi avevano aiutato quando ero in difficoltà. Ero un “mammo”, un padre single con due figli, e faticavo ad arrivare a fine mese. Dopo la mia denuncia è cambiato tutto. Ci hanno chiuso le porte dell’oratorio. Hanno impedito ai miei figli di fare la comunione e la cresima. Hanno rifiutato la loro iscrizione ai campi estivi. Hanno detto in giro che mia figlia si era inventata tutto perché io volevo estorcere del denaro alla chiesa. Ma quale padre al mondo costringe la figlia a inventarsi un racconto così?». E riferisce il racconto della figlia. Un racconto orribile, ripetuto più volte dalla piccola agli psicologi che non hanno trovato in lei contraddizioni né indizi di menzogna.
«Eppure io ho aspettato tre mesi prima di sporgere denuncia. Ero andato dal parroco, e lui mi disse: “Caspita, cosa mi dici, eravamo già in preallarme perché altre mamme si erano lamentate di don Marco, adesso chiamiamo subito l’ispettore e vediamo il da farsi, tu intanto sta zitto e non perdere la calma”. Sembrava sinceramente deciso a fare qualcosa. Poi arrivò l’ispettore dei salesiani. Non volle mai incontrarmi, e lì cominciai a capire che la musica era cambiata».
Dopo tre mesi senza che accadesse nulla, il signor G. si decise a sporgere denuncia. E da quel momento, racconta, cominciò intorno a lui l’operazione terra bruciata. «Mi aizzarono contro gli altri parrocchiani. Ordinarono a tutti di chiudermi le porte in faccia. Mi trovai di fronte ad un’organizzazione, quella dei salesiani, che ha nell’obbedienza assoluta una delle sue regole. Ma nel frattempo le indagini andavano avanti. La Procura mise sotto controllo un po’ di telefoni. Oggi quelle intercettazioni sono agli atti del processo, e raccontano bene come e perché si cercò di insabbiare tutto. Il parroco di Arese, quello che doveva vigilare su don Marco, viene ascoltato mentre fa sesso al telefono. L’ispettore capo viene intercettato mentre ordina a tutti le versioni da fornire agli inquirenti, per addomesticare le indagini. Una mafia. E tutto per nascondere la verità, perché non si scoprisse che c’erano due preti pedofili che dietro lo schermo di una onlus e dietro il nobile scopo delle adozioni a distanza violentavano i bambini. Che c’era un prete che si faceva mandare i bambini di due anni dicendo “portami quel negretto”».
Don Marco, va detto, ha negato tutto. E ancora l’altro ieri, in aula, in tribunale, tra le lacrime ha giurato di «non avere mai fatto niente di male». «Peccato - dice il signor G. - che abbia mentito durante tutte le indagini. Quando io sporsi la denuncia lui per sostenere che mi ero inventato tutto disse che mia figlia non l’aveva mai vista, che non era mai stata nel suo ufficio, e soprattutto che non c’era mai stata da sola. Solo adesso, in aula, ha ammesso che mia figlia è stata lì, da lui, senza nessun altro, e che l’ha presa in braccio. Ma per i salesiani io continuo ad essere quello che si è inventato tutto. D’altronde mi avevano avvisato: “Se sporge denuncia, stia sicuro che gliela faremo pagare cara”».
http://www.ilgiornale.it/interni/pedofilia_padre_bimba_denuncia_un_prete_molesto_lhanno_coperto/02-04-2010/articolo-id=434331-page=0-comments=1
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articolo di venerdì 02 aprile 2010
Pedofilia, la denuncia del padre di una bambina:
"Un prete molestò mia figlia: lo hanno coperto"
di Luca Fazzo
Dopo le rivelazioni del magistrato milanese Forno sui casi nascosti in Italia, il racconto choc: "Aveva 7 anni quando il prete le mise le mani addosso. Dopo la denuncia i salesiani mi hanno isolato ". Ma non è il matrimonio a guarire i preti malati
«Vuole sapere quale fu la reazione dei salesiani quando denunciai il prete che aveva messo le mani addosso a mia figlia? Fu una reazione molto semplice. Mi dissero: lei non doveva andare dai giudici, doveva venire da noi, adesso si arrangi. E da quel giorno mi hanno fatto terra bruciata intorno». Il signor G. è il padre di una bambina di dieci anni. Ne aveva sette quando raccontò alla nonna cosa era successo in oratorio, dopo che don Marco l’aveva presa in braccio. Oggi don Marco è sotto processo a Milano per violenza sessuale: l’altro ieri un’altra udienza, la prossima il 21 aprile, la sentenza in maggio. Ma più della passione morbosa di un vecchio prete per una ragazzina, la storia che racconta il signor G. parla di qualcosa di ancora più sconcertante, che è la reazione delle gerarchie ecclesiastiche alla sua denuncia. È un racconto che fa capire a cosa si riferiva Pietro Forno, procuratore aggiunto della Repubblica a Milano, quando nell’intervista al Giornale di ieri accusava i vescovi di coprire quanto accade nelle loro diocesi «per paura dello scandalo». «Da loro - affermava il magistrato - non mi è mai arrivata una sola denuncia, eppure sanno molte cose più di noi».
Apriti cielo. Eppure, a parlare con il signor G. si direbbe che Forno sia stato fin troppo cauto. Perché in questo caso i superiori del prete sotto accusa non si sono limitati a insabbiare. Hanno reagito ribaltando le parti, trasformando la vittima in colpevole, isolando lei e la sua famiglia, fino a costringerli a lasciare la cittadina alle porte di Milano dove tutto è accaduto.
«Prima di allora, io con i salesiani avevo sempre avuto un buon rapporto. Con me erano stati generosi, mi avevano aiutato quando ero in difficoltà. Ero un “mammo”, un padre single con due figli, e faticavo ad arrivare a fine mese. Dopo la mia denuncia è cambiato tutto. Ci hanno chiuso le porte dell’oratorio. Hanno impedito ai miei figli di fare la comunione e la cresima. Hanno rifiutato la loro iscrizione ai campi estivi. Hanno detto in giro che mia figlia si era inventata tutto perché io volevo estorcere del denaro alla chiesa. Ma quale padre al mondo costringe la figlia a inventarsi un racconto così?». E riferisce il racconto della figlia. Un racconto orribile, ripetuto più volte dalla piccola agli psicologi che non hanno trovato in lei contraddizioni né indizi di menzogna.
«Eppure io ho aspettato tre mesi prima di sporgere denuncia. Ero andato dal parroco, e lui mi disse: “Caspita, cosa mi dici, eravamo già in preallarme perché altre mamme si erano lamentate di don Marco, adesso chiamiamo subito l’ispettore e vediamo il da farsi, tu intanto sta zitto e non perdere la calma”. Sembrava sinceramente deciso a fare qualcosa. Poi arrivò l’ispettore dei salesiani. Non volle mai incontrarmi, e lì cominciai a capire che la musica era cambiata».
Dopo tre mesi senza che accadesse nulla, il signor G. si decise a sporgere denuncia. E da quel momento, racconta, cominciò intorno a lui l’operazione terra bruciata. «Mi aizzarono contro gli altri parrocchiani. Ordinarono a tutti di chiudermi le porte in faccia. Mi trovai di fronte ad un’organizzazione, quella dei salesiani, che ha nell’obbedienza assoluta una delle sue regole. Ma nel frattempo le indagini andavano avanti. La Procura mise sotto controllo un po’ di telefoni. Oggi quelle intercettazioni sono agli atti del processo, e raccontano bene come e perché si cercò di insabbiare tutto. Il parroco di Arese, quello che doveva vigilare su don Marco, viene ascoltato mentre fa sesso al telefono. L’ispettore capo viene intercettato mentre ordina a tutti le versioni da fornire agli inquirenti, per addomesticare le indagini. Una mafia. E tutto per nascondere la verità, perché non si scoprisse che c’erano due preti pedofili che dietro lo schermo di una onlus e dietro il nobile scopo delle adozioni a distanza violentavano i bambini. Che c’era un prete che si faceva mandare i bambini di due anni dicendo “portami quel negretto”».
Don Marco, va detto, ha negato tutto. E ancora l’altro ieri, in aula, in tribunale, tra le lacrime ha giurato di «non avere mai fatto niente di male». «Peccato - dice il signor G. - che abbia mentito durante tutte le indagini. Quando io sporsi la denuncia lui per sostenere che mi ero inventato tutto disse che mia figlia non l’aveva mai vista, che non era mai stata nel suo ufficio, e soprattutto che non c’era mai stata da sola. Solo adesso, in aula, ha ammesso che mia figlia è stata lì, da lui, senza nessun altro, e che l’ha presa in braccio. Ma per i salesiani io continuo ad essere quello che si è inventato tutto. D’altronde mi avevano avvisato: “Se sporge denuncia, stia sicuro che gliela faremo pagare cara”».
http://www.ilgiornale.it/interni/pedofilia_padre_bimba_denuncia_un_prete_molesto_lhanno_coperto/02-04-2010/articolo-id=434331-page=0-comments=1
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Preti pedofili, accuse a Ratzinger
Preti pedofili, accuse a Ratzinger
9/4/2010
Lettera dell'85:"Non rimosse prete Usa"
Nel 1985, Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, in una lettera si oppose alla riduzione allo stato laicale di un sacerdote pedofilo Usa, padre Stephen Kiesle. Lo rivela l'agenzia di stampa Usa Associated Press. Secondo quest'ultima il Vaticano ha confermato la firma di Ratzinger sulla missiva. Padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, non commenta: "Non rispondiamo a singoli documenti".
L'agenzia stampa statunitense ha ricostruito così i fatti. Nel 1981 la diocesi di Oakland chiese al Vaticano che padre Kiesle venisse rimosso, dietro indicazione dello stesso sacerdote; era l'anno di nomina di Ratzinger alla testa della Congregazione per la Dottrina della fede. In precedenza, nel 1978, il sacerdote era stato condannato a tre anni di libertà vigilata dopo non aver contestato le accuse di molestie e condotta lasciva a danno di due ragazzi nel rettorato di una chiesa nella zona della Baia di San Francisco. Nel 1982, il vescovo di Oakland, John Cummins, scrisse alla Congregazione per la dottrina della fede sostenendo la necessità che il sacerdote non venisse riammesso nel lavoro pastorale. "E' mia convinzione - scriveva - che non ci sarebbe scandalo se questa richiesta venisse accolta e che ci sarebbe maggiore scandalo alla comunità se a padre Kiesle fosse accordato di tornare al ministero attivo".
Ratzinger rispose nel 1985. Nella missiva, che l''Ap' ha fatto tradurre dal latino, il futuro Papa afferma che gli argomenti a favore della rimozione del sacerdote sono di "grande significato", ma aggiunge che simili azioni necessitano grande cautela e più tempo. Il cardinal Ratzinger consigliava al vescovo americano di assicurare al sacerdote "la massima cura paterna possibile". Ratzinger sottolineava poi che qualunque decisione relativa alla riduzione allo stato laicale di padre Kiesle doveva tenere in considerazione "il bene della Chiesa universale" e il "danno che concedere la dispensa può provocare nella comunità dei credenti in Cristo, in particolare considerando la giovane età" del sacerdote, che all'epoca aveva 38 anni. L''Associated Press' riferisce che, a quanto documentato dagli archivi di Oakland, la diocesi tornò a chiedere che il sacerdote venisse rimosso.
A padre Kiesle furono rimossi i poteri sacerdotali nel 1987. I documenti non indicano che ruolo ebbe Ratzinger nella decisione. Nel 2002 il sacerdote fu arrestato con 13 accuse di molestie dagli anni Settanta. Nel 2004 fu condannato a sei anni di prigione per gli abusi su una bambina di sei anni. Oggi ha 63 anni.
In serata il Vaticano ha smentito il significato della lettera. "L'allora cardinale Ratzinger non coprì il caso ma, come si evince chiaramente dalla lettera, fece presente la necessità di studiare il caso con maggiore attenzione. Da tener presente che la rimozione dall'incarico era allora competenza del vescovo locale e non della Congregazione della Dottrina della fede" dichiara il vicedirettore della sala stampa vaticana, padre Ciro Benedettini. In precedenza, il portavoce vaticano padre Lombardi aveva affermato che il Papa "è un Pastore all'altezza di affrontare con alta rettitudine e sicurezza questo tempo difficile, in cui non mancano critiche e insinuazioni infondate".
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo478710.shtml
9/4/2010
Lettera dell'85:"Non rimosse prete Usa"
Nel 1985, Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, in una lettera si oppose alla riduzione allo stato laicale di un sacerdote pedofilo Usa, padre Stephen Kiesle. Lo rivela l'agenzia di stampa Usa Associated Press. Secondo quest'ultima il Vaticano ha confermato la firma di Ratzinger sulla missiva. Padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, non commenta: "Non rispondiamo a singoli documenti".
L'agenzia stampa statunitense ha ricostruito così i fatti. Nel 1981 la diocesi di Oakland chiese al Vaticano che padre Kiesle venisse rimosso, dietro indicazione dello stesso sacerdote; era l'anno di nomina di Ratzinger alla testa della Congregazione per la Dottrina della fede. In precedenza, nel 1978, il sacerdote era stato condannato a tre anni di libertà vigilata dopo non aver contestato le accuse di molestie e condotta lasciva a danno di due ragazzi nel rettorato di una chiesa nella zona della Baia di San Francisco. Nel 1982, il vescovo di Oakland, John Cummins, scrisse alla Congregazione per la dottrina della fede sostenendo la necessità che il sacerdote non venisse riammesso nel lavoro pastorale. "E' mia convinzione - scriveva - che non ci sarebbe scandalo se questa richiesta venisse accolta e che ci sarebbe maggiore scandalo alla comunità se a padre Kiesle fosse accordato di tornare al ministero attivo".
Ratzinger rispose nel 1985. Nella missiva, che l''Ap' ha fatto tradurre dal latino, il futuro Papa afferma che gli argomenti a favore della rimozione del sacerdote sono di "grande significato", ma aggiunge che simili azioni necessitano grande cautela e più tempo. Il cardinal Ratzinger consigliava al vescovo americano di assicurare al sacerdote "la massima cura paterna possibile". Ratzinger sottolineava poi che qualunque decisione relativa alla riduzione allo stato laicale di padre Kiesle doveva tenere in considerazione "il bene della Chiesa universale" e il "danno che concedere la dispensa può provocare nella comunità dei credenti in Cristo, in particolare considerando la giovane età" del sacerdote, che all'epoca aveva 38 anni. L''Associated Press' riferisce che, a quanto documentato dagli archivi di Oakland, la diocesi tornò a chiedere che il sacerdote venisse rimosso.
A padre Kiesle furono rimossi i poteri sacerdotali nel 1987. I documenti non indicano che ruolo ebbe Ratzinger nella decisione. Nel 2002 il sacerdote fu arrestato con 13 accuse di molestie dagli anni Settanta. Nel 2004 fu condannato a sei anni di prigione per gli abusi su una bambina di sei anni. Oggi ha 63 anni.
In serata il Vaticano ha smentito il significato della lettera. "L'allora cardinale Ratzinger non coprì il caso ma, come si evince chiaramente dalla lettera, fece presente la necessità di studiare il caso con maggiore attenzione. Da tener presente che la rimozione dall'incarico era allora competenza del vescovo locale e non della Congregazione della Dottrina della fede" dichiara il vicedirettore della sala stampa vaticana, padre Ciro Benedettini. In precedenza, il portavoce vaticano padre Lombardi aveva affermato che il Papa "è un Pastore all'altezza di affrontare con alta rettitudine e sicurezza questo tempo difficile, in cui non mancano critiche e insinuazioni infondate".
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo478710.shtml
"Preti pedofili, campagna sionista"
"Preti pedofili, campagna sionista"
11/4/2010
Il vescovo Grosseto poi smentisce
Bufera sul vescovo di Grosseto, Giacomo Babini. Lo scandalo pedofilia sui media - ha detto il religioso come riporta il sito Pontifex - non è altro che "un attacco sionista: loro non vogliono la Chiesa, ne sono nemici naturali. In fondo i giudei sono deicidi". Queste dichiarazioni hanno indignato gli ebrei Usa: il Rabbino Rosen ha chiesto ai vescovi di condannare Babini. Dure accuse anche contro i gay. Il monsignore poi ha smentito tutto in un comunicato.
"L'Olocausto - ha detto ancora il monsignore - fu una vergogna per l'intera umanità, ma adesso occorre guardare senza retorica e con occhi attenti. Non crediate che Hitler fosse solo pazzo. La verità è che il furore criminale nazista si scatenò per gli eccessi e le malversazioni economiche degli ebrei che strozzarono l'economia tedesca". Subito dopo, il Comitato Ebraico Americano ha chiesto alla Cei di condannare le parole "antisemitiche" del vescovo.
Nel mirino anche gli omosessuali
Dopo l'affondo contro gli ebrei, il vescovo attacca il mondo omosessuale. "Anche loro se possono tirano sulla Chiesa -dice il monsignore a Pontifex-. Bisogna trattare coloro che solo hanno tendenze omosessuali con delicatezza e senza ifierire, con misericordia. Ma accettino serenemante la loro croce e la malattia con santa rassegnazione. Altri invece praticano la omosessualità e persino se ne vantano. A loro dico che persino gli animali rispettano l'ordine della natura e loro no, da questo punto di vista meglio la regolarità degli animali".
"L'omosessualità ostentata è un vizio osceno, una cosa che denota mancanza di equilibrio e violazione della natura", ha aggiunto il religioso. Dura anche la presa di posizione sui sacramenti a un gay conclamato. "La comunione certo no - ha detto Babini-. Per il funerale se dovessimo applicare il diritto canonico direi di no, ma alcune volte i parenti ti chiedono l'impossibile e pretendono una chiesa che lavora a gettone. Certo, bisogna sempre far prevalere la misericordia per quanto riguarda il suicida e credo che sia giusto dar loro il funerale. Per l'omosessuale che pubblicamente ha oltraggiato la chiesa e l'ordine etico direi no".
"Mai espresso giudizi antesimi"
Il vescovo emerito di Grosseto, mons. Giacomo Babini, smentisce seccamente - attraverso un comunicato inviato dalla Cei - di aver mai espresso giudizi antisemiti, dai quali, anzi, prende le distanze. "In ordine ad alcune agenzie che mi attribuiscono dichiarazioni sui fratelli ebrei da me mai pronunciate, preciso - si legge nella nota firmata da mons. Babini diffusa dall'ufficio stampa dell'episcopato italiano - che in alcun modo ho espresso simili valutazioni e giudizi da cui prendo nettamente le distanze". "Rinnovo ai nostri fratelli maggiori nella fede la mia fraterna stima e piena vicinanza, in sintonia con il Magistero della Chiesa costantemente riaffermato dal Concilio Vaticano II in poi", aggiunge.
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo478808.shtml
11/4/2010
Il vescovo Grosseto poi smentisce
Bufera sul vescovo di Grosseto, Giacomo Babini. Lo scandalo pedofilia sui media - ha detto il religioso come riporta il sito Pontifex - non è altro che "un attacco sionista: loro non vogliono la Chiesa, ne sono nemici naturali. In fondo i giudei sono deicidi". Queste dichiarazioni hanno indignato gli ebrei Usa: il Rabbino Rosen ha chiesto ai vescovi di condannare Babini. Dure accuse anche contro i gay. Il monsignore poi ha smentito tutto in un comunicato.
"L'Olocausto - ha detto ancora il monsignore - fu una vergogna per l'intera umanità, ma adesso occorre guardare senza retorica e con occhi attenti. Non crediate che Hitler fosse solo pazzo. La verità è che il furore criminale nazista si scatenò per gli eccessi e le malversazioni economiche degli ebrei che strozzarono l'economia tedesca". Subito dopo, il Comitato Ebraico Americano ha chiesto alla Cei di condannare le parole "antisemitiche" del vescovo.
Nel mirino anche gli omosessuali
Dopo l'affondo contro gli ebrei, il vescovo attacca il mondo omosessuale. "Anche loro se possono tirano sulla Chiesa -dice il monsignore a Pontifex-. Bisogna trattare coloro che solo hanno tendenze omosessuali con delicatezza e senza ifierire, con misericordia. Ma accettino serenemante la loro croce e la malattia con santa rassegnazione. Altri invece praticano la omosessualità e persino se ne vantano. A loro dico che persino gli animali rispettano l'ordine della natura e loro no, da questo punto di vista meglio la regolarità degli animali".
"L'omosessualità ostentata è un vizio osceno, una cosa che denota mancanza di equilibrio e violazione della natura", ha aggiunto il religioso. Dura anche la presa di posizione sui sacramenti a un gay conclamato. "La comunione certo no - ha detto Babini-. Per il funerale se dovessimo applicare il diritto canonico direi di no, ma alcune volte i parenti ti chiedono l'impossibile e pretendono una chiesa che lavora a gettone. Certo, bisogna sempre far prevalere la misericordia per quanto riguarda il suicida e credo che sia giusto dar loro il funerale. Per l'omosessuale che pubblicamente ha oltraggiato la chiesa e l'ordine etico direi no".
"Mai espresso giudizi antesimi"
Il vescovo emerito di Grosseto, mons. Giacomo Babini, smentisce seccamente - attraverso un comunicato inviato dalla Cei - di aver mai espresso giudizi antisemiti, dai quali, anzi, prende le distanze. "In ordine ad alcune agenzie che mi attribuiscono dichiarazioni sui fratelli ebrei da me mai pronunciate, preciso - si legge nella nota firmata da mons. Babini diffusa dall'ufficio stampa dell'episcopato italiano - che in alcun modo ho espresso simili valutazioni e giudizi da cui prendo nettamente le distanze". "Rinnovo ai nostri fratelli maggiori nella fede la mia fraterna stima e piena vicinanza, in sintonia con il Magistero della Chiesa costantemente riaffermato dal Concilio Vaticano II in poi", aggiunge.
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Vescovo tedesco si dimette: "Ho abusato di bambini". Nuovi particolari sulla vita di Marcial Degollado
Vescovo tedesco si dimette: "Ho abusato di bambini". Nuovi particolari sulla vita di Marcial Degollado
Mercoledí 07.04.2010 19:00
Choc in Norvegia, dove un vescovo di origine tedesca, Georg Muller, ha ammesso di aver abusato di un minore 20 anni fa. Insomma, non si placa la tempesta causata dal caso dei preti-pedofili sulla chiesa cattolica. Il vescovo cattolico norvegese, ma di origine tedesca ha confessato di aver abusato sessualmente di un ragazzo minorenne una ventina di anni fa. Lo scrive in apertura del suo sito la tv di stato norvegese, Nrk. In seguito a tale confessione il prelato ha dato le dimissioni nel giugno dello scorso anno. È il primo caso di pedofilia legato alla chiesa cattolica riportato in Norvegia.
IL CASO - Secondo la tv Nrk, il caso, come detto, riguarda Georg Mueller, ex vescovo cattolico di Trondheim, che il 7 giugno dello scorso anno si dimise inaspettatamente comunicando la decisione durante la celebrazione della messa domenicale. "È stato un abuso sessuale il motivo che lo ha spinto alle dimissioni» scrive il sito della tv pubblica norvegese, che aggiunge: "La Chiesa cattolica ha pagato alla vittima tra 400.000 e 500.000 corone norvegese (tra 50.000 e 65.000 euro circa) a titolo di risarcimento danni".
L'abuso venne commesso quando Mueller era ancora un semplice prete ed è prescritto per la legge norvegese, specifica Nrk, che riporta come l'attuale vescovo di Trondheim e Oslo, Bernt Eisvig, abbia riferito al Times di Londra che Mueller scelse di dare immediatamente le dimissioni quando venne informato delle accuse che lo riguardavano. Secondo il quotidiano norvegese Adresseavisen, la vittima era un chierichetto che ha mantenuto il segreto per circa 20 anni. È stato il vescovo di Stoccolma ad occuparsi dell'inchiesta. Nrk riporta che il caso è stato inviato al Vaticano, dove è stato valutato arrivando alla conclusione che Mueller, in quel momento vescovo di Trondheim, doveva dimettersi.
IL VATICANO: LE DIMISSIONI FURONO SUBITO ACCETTATE - Nel maggio 2009 il vescovo presento' le dimissioni, che vennero tempestivamente accettate dal Santo Padre, e in giugno lascio' la Diocesi. Si sottopose a un periodo di terapia e non svolge più attività pastorale. Dal punto di vista delle leggi civili il caso era prescritto. La vittima, oggi maggiorenne, ha finora sempre chiesto di rimanere anonima". Lo ha affermato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi confermando "le informazioni date nel Comunicato dell'Amministratore Apostolico di Trondheim (Norvegia), mons. Bernd Eidsvig, circa l'ex-vescovo di Trondheim, mons. Georg Muller, vescovo della Diocesi fra il 1997 e il 2009. La vicenda riguarda un caso di abuso sessuale di un minore dell'inizio degli anni 90, venuto a conoscenza delle autorita' ecclesiastiche nel gennaio del 2009". "La questione - assicura padre Lombardi - fu affrontata ed esaminata con rapidita' tramite la Nunziatura di Stoccolma, per mandato della Congregazione per la Dottrina della Fede".
IL CASO MARCIAL DEGOLLADO E LA SUA TRIPLA VITA - Travolto dallo scandalo pedofilia, padre Maciel Marcial Degollado aveva altri segreti da nascondere. Lo afferma il settimanale tedesco 'Stern', secondo cui il Vaticano si appresta a rendere noto entro la fine di aprile un rapporto riguardante l'incredibile vita sessuale di uno dei sacerdoti prediletti da Giovanni Paolo II e fondatore dell'ordine "Legionari di Cristo".
Stern afferma che Marcial Degollado, il quale secondo accuse risalenti anche agli anni '40 e '50 avrebbe abusato di decine di seminaristi minorenni, aveva una doppia vita con due donne, dalle quali ha avuto tre figli e che avrebbe addirittura abusato di uno di essi. Alle due famiglie che si era creato, padre Marcial Degollado aveva raccontato rispettivamente di lavorare per la Cia e di essere un manager della multinazionale petrolifera Shell. 'Stern' spiega che, pur essendo a conoscenza da tempo delle accuse sulla vita segreta del prete messicano, il Vaticano aveva bloccato ogni iniziativa nei suoi confronti.
Uno dei motivi di questo atteggiamento, secondo il settimanale, sarebbe dovuto al fatto che padre Marcial Degollado, oltre ad essere un efficace procacciatore di offerte in favore della Chiesa cattolica, era anche particolarmente protetto da Giovanni Paolo II. Secondo 'Stern', quando Benedetto XVI era a capo della Congregazione per la Fede un'inchiesta riguardante il prete messicano fu archiviata nonostante fosse suffragata da pesanti accuse.
tags: prete abusi vescovo tedesco
http://www.affaritaliani.it/cronache/prete-abusi-ammissioni70410.html
Mercoledí 07.04.2010 19:00
Choc in Norvegia, dove un vescovo di origine tedesca, Georg Muller, ha ammesso di aver abusato di un minore 20 anni fa. Insomma, non si placa la tempesta causata dal caso dei preti-pedofili sulla chiesa cattolica. Il vescovo cattolico norvegese, ma di origine tedesca ha confessato di aver abusato sessualmente di un ragazzo minorenne una ventina di anni fa. Lo scrive in apertura del suo sito la tv di stato norvegese, Nrk. In seguito a tale confessione il prelato ha dato le dimissioni nel giugno dello scorso anno. È il primo caso di pedofilia legato alla chiesa cattolica riportato in Norvegia.
IL CASO - Secondo la tv Nrk, il caso, come detto, riguarda Georg Mueller, ex vescovo cattolico di Trondheim, che il 7 giugno dello scorso anno si dimise inaspettatamente comunicando la decisione durante la celebrazione della messa domenicale. "È stato un abuso sessuale il motivo che lo ha spinto alle dimissioni» scrive il sito della tv pubblica norvegese, che aggiunge: "La Chiesa cattolica ha pagato alla vittima tra 400.000 e 500.000 corone norvegese (tra 50.000 e 65.000 euro circa) a titolo di risarcimento danni".
L'abuso venne commesso quando Mueller era ancora un semplice prete ed è prescritto per la legge norvegese, specifica Nrk, che riporta come l'attuale vescovo di Trondheim e Oslo, Bernt Eisvig, abbia riferito al Times di Londra che Mueller scelse di dare immediatamente le dimissioni quando venne informato delle accuse che lo riguardavano. Secondo il quotidiano norvegese Adresseavisen, la vittima era un chierichetto che ha mantenuto il segreto per circa 20 anni. È stato il vescovo di Stoccolma ad occuparsi dell'inchiesta. Nrk riporta che il caso è stato inviato al Vaticano, dove è stato valutato arrivando alla conclusione che Mueller, in quel momento vescovo di Trondheim, doveva dimettersi.
IL VATICANO: LE DIMISSIONI FURONO SUBITO ACCETTATE - Nel maggio 2009 il vescovo presento' le dimissioni, che vennero tempestivamente accettate dal Santo Padre, e in giugno lascio' la Diocesi. Si sottopose a un periodo di terapia e non svolge più attività pastorale. Dal punto di vista delle leggi civili il caso era prescritto. La vittima, oggi maggiorenne, ha finora sempre chiesto di rimanere anonima". Lo ha affermato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi confermando "le informazioni date nel Comunicato dell'Amministratore Apostolico di Trondheim (Norvegia), mons. Bernd Eidsvig, circa l'ex-vescovo di Trondheim, mons. Georg Muller, vescovo della Diocesi fra il 1997 e il 2009. La vicenda riguarda un caso di abuso sessuale di un minore dell'inizio degli anni 90, venuto a conoscenza delle autorita' ecclesiastiche nel gennaio del 2009". "La questione - assicura padre Lombardi - fu affrontata ed esaminata con rapidita' tramite la Nunziatura di Stoccolma, per mandato della Congregazione per la Dottrina della Fede".
IL CASO MARCIAL DEGOLLADO E LA SUA TRIPLA VITA - Travolto dallo scandalo pedofilia, padre Maciel Marcial Degollado aveva altri segreti da nascondere. Lo afferma il settimanale tedesco 'Stern', secondo cui il Vaticano si appresta a rendere noto entro la fine di aprile un rapporto riguardante l'incredibile vita sessuale di uno dei sacerdoti prediletti da Giovanni Paolo II e fondatore dell'ordine "Legionari di Cristo".
Stern afferma che Marcial Degollado, il quale secondo accuse risalenti anche agli anni '40 e '50 avrebbe abusato di decine di seminaristi minorenni, aveva una doppia vita con due donne, dalle quali ha avuto tre figli e che avrebbe addirittura abusato di uno di essi. Alle due famiglie che si era creato, padre Marcial Degollado aveva raccontato rispettivamente di lavorare per la Cia e di essere un manager della multinazionale petrolifera Shell. 'Stern' spiega che, pur essendo a conoscenza da tempo delle accuse sulla vita segreta del prete messicano, il Vaticano aveva bloccato ogni iniziativa nei suoi confronti.
Uno dei motivi di questo atteggiamento, secondo il settimanale, sarebbe dovuto al fatto che padre Marcial Degollado, oltre ad essere un efficace procacciatore di offerte in favore della Chiesa cattolica, era anche particolarmente protetto da Giovanni Paolo II. Secondo 'Stern', quando Benedetto XVI era a capo della Congregazione per la Fede un'inchiesta riguardante il prete messicano fu archiviata nonostante fosse suffragata da pesanti accuse.
tags: prete abusi vescovo tedesco
http://www.affaritaliani.it/cronache/prete-abusi-ammissioni70410.html
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